Sono state svolte le prime angioplastiche complesse con il supporto di sistemi di assistenza cardiaca, mentre nei primi 9 mesi dell’anno le procedure sono cresciute del 30%. Bramezza: «Oggi il San Bassiano è un riferimento anche per quei pazienti che in passato dovevano essere trasferiti in altri ospedali»
Cresce l’Emodinamica dell’ospedale San Bassiano, nei numeri ma anche nella complessità delle procedure eseguite. La novità più recente è l’esecuzione, per la prima volta all’ospedale di Bassano, di angioplastiche complesse che prevedono l’utilizzo di un sistema meccanico di assistenza cardiaca, denominato Impella.
«È una pompa miniaturizzata, con diametro inferiore al mezzo centimetro, che si inserisce all’interno del cuore tramite l’arteria femorale – spiega la dott.ssa Giovanna Erente, direttore dell’U.O.C. di Cardiologia del San Bassiano –. Una volta posizionata, garantisce la perfusione del cuore e di conseguenza di tutto l’organismo. Tale effetto protettivo è fondamentale durante lo svolgimento di angioplastiche complesse durante le quali per liberare l’arteria del cuore, chiamata coronaria, dall’ostruzione è necessario gonfiare dei palloncini al suo interno bloccando temporaneamente il flusso di sangue con il rischio che il cuore, in situazioni particolari possa andare incontro a sofferenza riducendo la capacità di pompare il sangue a tutto l’organismo. In tale occasioni, l’Impella è l’ausilio fondamentale che garantisce la perfusione dell’organismo permettendo di ripristinare il normale flusso sanguigno nella coronaria in situazioni di sicurezza per il paziente. Questo è essenziale in pazienti con quadro coronarico complesso e disfunzione cardiaca che generalmente non possono essere sottoposti ad intervento cardiochirurgico di bypass aorto-coronarico, in quanto sarebbero ad alto rischio per il tipo di lesioni coronariche o per patologie extracardiache che renderebbero troppo elevato il rischio operatorio: per questi malati, dunque, la possibilità di eseguire una rivascolarizzazione cardiaca tramite l’esecuzione di angioplastica complessa con Impella o altre forme di assistenza al circolo rappresenta l’unica possibilità».
Si tratta di una procedura che, a dispetto della sua complessità, per il paziente appare molto “semplice”: dura circa un’ora, viene eseguita in anestesia locale, e successivamente il paziente trascorre le prime 12 ore sotto monitoraggio in Unità Coronarica per poi essere trasferito in reparto e quindi dimesso generalmente dopo 2-3 giorni.
«Questo – sottolinea la dott.ssa Erente – è il risultato di un percorso di formazione e crescita combinata di più figure nella nostra Cardiologia, medici, infermieri e tecnici- che collaborano per garantire la sicurezza del paziente. E’ proprio questo gioco di squadra, affinato nel tempo, che permette di affrontare situazioni critiche con rapidità ed efficacia, avendo come primo scopo il migliore trattamento del paziente».
«Avere introdotto questa metodica all’avanguardia – sottolinea il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana Carlo Bramezza – ci consente di curare direttamente a Bassano, con i più elevati standard di efficacia e sicurezza, pazienti che in passato dovevamo trasferire in altri ospedali al di fuori dell’Azienda. Si tratta infatti di una procedura normalmente appannaggio degli ospedali hub: avere portato questa metodica dimostra la crescita dell’emodinamica del San Bassiano e in generale della nostra capacità di presa in carico dei pazienti di tutto il territorio della Pedemontana».
Una crescita che è confermata anche dai numeri: nei primi 9 mesi dell’anno sono state 1128 le procedure di emodinamica eseguite al San Bassiano, con una crescita del 34 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e tra queste spiccano 400 angioplastiche di cui 6 con l’assistenza Impella. Il tutto grazie anche all’attivazione all’interno della Cardiologia di Bassano di 4 nuovi letti di day hospital, che hanno consentito di incrementare l’attività diagnostica eseguendo le coronarografie con dimissione in giornata, con maggiore comfort dei pazienti e dei loro caregiver.
Proprio la diagnostica ha un ruolo importante nei più recenti sviluppi del servizio di Emodinamica del San Bassiano: «Da anni abbiamo sempre valutato l’entità delle stenosi coronariche, cioè i restringimenti che ostacolano il flusso sanguigno, grazie all’utilizzo del mezzo di contrasto e dei raggi X. Certe volte questa valutazione non è sufficiente per una corretta diagnosi che aiuta a scegliere il trattamento migliore per il paziente. Pertanto, sono stati introdotti nella nostra Emodinamica sistemi di diagnostica più avanzati come la fisiologia intracoronarica. Quest’ultima permette di misurare in maniera oggettiva se un restringimento moderato alla vista limita in modo significativo il passaggio del sangue e quindi se è necessario intervenire, ad esempio con uno stent».
Inoltre, «L’esecuzione delle procedure di angioplastiche complesse – spiega la dott.ssa Erente – rende sempre più indispensabile l’utilizzo di diverse metodiche come l’ecografia intravascolare per la diagnosi e soprattutto per la valutazione più accurata dell’entità della stenosi coronarica e del tipo di placca che è all’origine del restringimento del vaso sanguigno. Sulla base di questa analisi molto precisa diventa quindi possibile individuare l’approccio terapeutico più efficace. Inoltre l’utilizzo dell’ecografia intravascolare durante lo svolgimento dell’angioplastica consente di verificare il risultato ottenuto nell’immediato e allo stesso tempo di definire in modo più accurato la prognosi a lungo termine per il paziente.».
Sempre legata all’utilizzo delle ecografie intravascolari è anche un’altra novità introdotta recentemente nell’Emodinamica del San Bassiano: «L’ecografia intravascolare consente di valutare la quantità di calcio presente nella stenosi coronarica in maniera più accurata rispetto alla valutazione classica tramite i raggi X durante la procedura di coronarografia. Il calcio, se in quantità significativa, è un ostacolo per il corretto posizionamento dello stent. Pertanto, valutare con precisione la quantità di calcio presente nella coronaria permette di scegliere un trattamento mirato. In questi scenari utilizziamo sistemi di nuova introduzione al San Bassiano, all’avanguardia anche nel panorama nazionale e internazionale, che consentono di rompere le calcificazioni all’interno dei vasi sanguigni permettendo poi il corretto posizionamento dello stent», conclude la dott.ssa Erente.