domenica, 15 Febbraio 2026

RESOLVE: un nuovo approccio per svelare  le origini delle mutazioni nel cancro, conferma  la sinergia tra Informatica e Medicina 

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Un gruppo di ricerca multidisciplinare e interateneo ha sviluppato un nuovo metodo per  affinare prognosi, diagnosi e terapie delle diverse tipologie di cancro. Lo studio  computazionale apre a una medicina oncologica sempre più personalizzata ed efficace. 

Monza, 7 agosto 2025 – Affinare la nostra comprensione sui meccanismi evolutivi dei diversi  tipi di cancro, per raggiungere diagnosi e terapie sempre più mirate. Un importante passo  avanti, è costituito dal nuovo metodo RESOLVE, basato sullo studio delle “firme  mutazionali”, cioè schemi ricorrenti di mutazioni nel DNA che raccontano la storia dei danni  subiti dalle cellule tumorali e aiutano a identificarne l’origine e i meccanismi di sviluppo. 

L’analisi delle firme mutazionali è una pratica consolidata nella genomica del cancro ma  presenta diverse sfide. Rispetto ai metodi esistenti, RESOLVE (Robust EStimation Of  mutationaL signatures Via rEgularization) permette: una rilevazione più precisa delle  firme mutazionali, una stima più affidabile della loro rilevanza nei singoli pazienti e la  possibilità di distinguere i tumori in sottotipi molecolari, con ricadute promettenti per  la medicina personalizzata.  

Questo metodo innovativo, illustrato nell’articolo “Comprehensive analysis of  mutational processes across 20 000 adult and pediatric tumors” pubblicato sulla  rivista Nucleic Acids Research, è stato sviluppato da un gruppo multidisciplinare dell’Università di Milano-Bicocca, coordinato da Daniele Ramazzotti (Dipartimento di  Medicina e Chirurgia e Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori). Al progetto hanno  partecipato anche i ricercatori del Dipartimento di Informatica Marco Antoniotti e Alex  Graudenzi, del Dipartimento di Medicina Rocco Piazza e Luca Mologni, e Giulio  Caravagna dell’Università di Trieste. Il team comprende inoltre Matteo Villa, Federica  Malighetti, Luca De Sano, Alberto Maria Villa, Nicoletta Cordani e Andrea Aroldi

Lo studio presenta un nuovo strumento computazionale per analizzare i meccanismi  mutazionali alla base del cancro. Applicando questo metodo a circa 20.000 genomi tumorali adulti e pediatrici, i ricercatori sono riusciti a identificare in modo accurato un  numero ristretto di firme mutazionali dominanti, associate sia a meccanismi biologici noti (come invecchiamento, esposizione al fumo o difetti nella riparazione del DNA) sia a  prognosi cliniche differenti.  «Il nostro studio dimostra che, nonostante l’elevata eterogeneità del cancro, è un numero  relativamente ristretto di processi mutazionali a generare la maggior parte delle  mutazioni osservate – dice Daniele Ramazzotti, coordinatore dello studio -. Questa  scoperta apre nuove prospettive per la diagnosi, la prognosi e lo sviluppo di terapie sempre  più mirate in ambito oncologico».

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