APPELLO AI MINISTERI: “NON APPROVATE IL PRELIEVO SUL NOSTRO FUTURO”.
Migliaia di professionisti della salute mentale (11.000 le firme raccolte) si oppongono alla delibera del proprio ente previdenziale che prevede un innalzamento delle aliquote. “A rischio la sostenibilità della professione e l’accesso alle cure per i cittadini”.
Roma, 13 Maggio 2026 – È mobilitazione tra gli psicologi italiani. Una vasta rete di professionisti, cresciuta spontaneamente nelle ultime settimane, esprime ferma opposizione alla decisione dell’ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi) di aumentare le aliquote contributive obbligatorie. La vicenda, che sta infiammando la categoria, passa ora nelle mani dei Ministeri dell’Economia e del Lavoro, chiamati a vigilare e ad approvare o respingere la delibera. Le firme dei professionisti contro la riforma ammontano a circa 11.000: sono state raccolte nel giro di pochi giorni da 4 azioni pomosse spontaneamente da vari psicologi.
La protesta nasce a seguito della proposta dell’Ente di incrementare il prelievo previdenziale a carico degli iscritti. Attualmente, i contributi soggettivi sono al 10% del reddito annuale, mentre quelli integrativi (la rivalsa che pagano i clienti) sono al 2%.
La proposta votata dal Consiglio di Amministrazione ENPAP porterebbe i contributi soggettivi al 15% in 5 anni (+1% all’anno ad iniziare dal 2027), con incremento complessivo del 50%, e quelli integrativi subito al 4% (+100%) per un totale di aumento finale dei contributi al 19%.
Redditi bassi degli psicologi
Quella dell’ENPAP è una scelta che, secondo i professionisti in rivolta, non tiene conto delle reali condizioni economiche della categoria, già colpita dall’inflazione e dai costi di gestione degli studi professionali, né della natura precaria di molti giovani colleghe e colleghi.
Si ricorda che il reddito medio degli psicologi è di circa 27.000 euro lordi all’anno (dati ENPAP 2024), fra i più bassi nell’ambito delle professioni in Italia e con un notevole gap tra uomo e donna. Le psicologhe rappresentano l’83% del totale. Gli psicologi iscritti a ENPAP sono oltre 112.000, di cui oltre 93.000 sono le posizioni attive.
Le ragioni della protesta
Mauro Grimoldi, già Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia e attuale Consigliere di Indirizzo Generale (CIG) ENPAP, è il portavoce del movimento degli psicologi in rivolta.
Tre sono i punti critici:
1. Sostenibilità economica: L’aumento dei contributi si traduce in una drastica riduzione del reddito netto disponibile, mettendo a rischio la stabilità di migliaia di liberi professionisti.
2. Impatto sull’utenza: Un aumento della pressione fiscale e previdenziale sui professionisti rischia di ricadere inevitabilmente sui costi delle prestazioni, limitando di fatto il diritto alla salute mentale per le fasce più deboli della popolazione.
3. Mancanza di partecipazione: Viene contestata una decisione calata dall’alto che non rifletterebbe le attuali necessità di una base professionale in mutamento.
L’appello ai Ministeri
La palla passa ora al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e al Ministero dell’Economia e delle Finanze. La normativa vigente prevede infatti che le delibere degli enti previdenziali privati siano sottoposte a un controllo di legittimità e merito da parte dei ministeri vigilanti.
“Abbiamo inviato una lettera chiedendo ai Ministri competenti di non approvare questa delibera – afferma Grimoldi. E’ infatti paradossale che, in un momento storico in cui la domanda di supporto psicologico è ai massimi storici, si scelga di penalizzare proprio i professionisti chiamati a rispondere a questa crisi. Chiediamo una tutela che sia previdenziale, non assistenzialismo al contrario”.
Verso la mobilitazione
Mentre il fronte del dissenso si allarga, sono già in fase di studio diverse iniziative di sensibilizzazione pubblica. La categoria è pronta a scendere in piazza a Roma il 12 Giugno 2026 (inizio ore 11:00), davanti alla sede del Ministero del Lavoro, per dare volto e voce a un disagio che non è solo economico, ma di identità professionale.