mercoledì, 13 Maggio 2026

CCNL E MODELLI ORGANIZZATIVI. FVM: “CHE SIA ORA DI PENSARE A UNA RIFORMA RADICALE DELLA SANITÀ?”

CCNL E MODELLI ORGANIZZATIVI: CHE SIA ORA DI PENSARE A UNA RIFORMA RADICALE DELLA SANITÀ?

Roma 7 maggio 2026 – Gli incrementi contrattuali stanziati dalla Legge di Bilancio e confermati oggi dall’Aran non cambiano il quadro generale

L’avvio in parallelo dei due contratti del comparto e della dirigenza della sanità rappresenta una novità importante nello scenario stagnante del Servizio sanitario nazionale. 

La Corte dei Conti denuncia che su 1715 Case della Comunità programmate, soltanto 66 rispettano tutti i servizi obbligatori, inclusa la presenza medica e infermieristica.

La spesa sanitaria resta inchiodata al 6,4% del Pil mentre il rapporto tra Fondo sanitario e Pil crollerà al 5,88% nel 2029. In parole semplici: in una fase di crisi inflativa, il Governo destina sempre meno risorse alla salute. 

Le Regioni dovranno quindi razionare i servizi o aumentare le imposte locali. In entrambi i casi, a pagare saranno i cittadini.

Grava inoltre sul sistema il mancato ammodernamento della rete ospedaliera, tanto sul piano edilizio quanto su quello tecnologico, che finisce per scaricare ulteriori criticità e carichi di lavoro sui medici e sui sanitari del servizio pubblico.

Se a questo aggiungiamo l’insoddisfazione e il sovraccarico lavorativo del personale non ci si aspetti che il prossimo CCNL migliori la condizione lavorativa dei sanitari e la loro fidelizzazione al servizio pubblico. 

Gli incrementi contrattuali, pari al 5,4% a regime, stanziati dalla Legge di Bilancio e confermati oggi dall’Aran nel secondo incontro di trattative per il rinnovo del CCNL 2025/2027 dell’Area Sanità non cambiano il quadro generale

Con l’introduzione dell’esclusività di rapporto, nel 2000, il personale della dirigenza medica e sanitaria era stato incentivato attraverso una significativa indennità a destinare la propria professionalità solo ed esclusivamente nel sistema pubblico in cambio di un elemento premiale che offriva prospettive di carriera e di stipendio. 

Questa possibilità di carriera era concreta 25 anni fa quando i modelli organizzativi e gli assetti istituzionali delle aziende sanitarie e degli ospedali garantivano la possibilità di raggiungere la direzione di livelli apicali (le strutture complesse) che in 25 anni la “razionalizzazione” e l’accorpamento delle aziende hanno progressivamente dimezzato. 

Questa mancanza di approdo a un livello che offra un riconoscimento economico e soprattutto di status, unito ai vincoli sull’esercizio dell’attività libero professionale, sta producendo il frutto velenoso della fuga delle professionalità mature verso la sanità privata. 

Perché mai un medico dovrebbe studiare, migliorarsi, acquisire maggiori abilità se il suo datore di lavoro pubblico non gli riconosce né economicamente né simbolicamente alcuna progressione di carriera?

E se aumenta il suo valore professionale perché non dovrebbe scegliere la sanità privata, addirittura accreditata, dove può rendere le stesse prestazioni e la stessa professionalità ma senza vincoli e con molto maggiore remunerazione? 

È velleitario chiedere al contratto di lavoro di risolvere problemi generati all’esterno del suo perimetro di azione. Specialmente se il contratto non potrà condizionare i modelli organizzativi in cui si determina lo sviluppo delle carriere. 

In altre parole: oltre a risorse maggiori servono progressioni di carriera che generino identità e ruolo. Come diceva Napoleone: tutti devono poter ambire al bastone di Maresciallo. Invece nelle Regioni le aziende sanitarie si accorpano fino ad acquisire dimensioni abnormi, i dipartimenti sono spesso trans murali tra più aziende, le strutture complesse diventano rare e spesso appannaggio delle Università e così via risparmiando, cioè spingendo sul mercato le professionalità mature che cercano quella soddisfazione che un nuovo CCNL, ancorché necessario e doveroso, non porterà. 

Semplificando. Prevedere aumenti nel contratto nazionale sulle posizioni che poi saranno assegnate in un numero esiguo a livello aziendale significa spostare le risorse contrattuali nel fondo della retribuzione di risultato. Una specie di cottimo che finanzia il lavoro aggiuntivo richiesto ai sanitari cui si nega il riconoscimento del ruolo. 

Quando i manager parlano di “ottimizzare le risorse” in sostanza tagliano unità operative, quando riducono la spesa risparmiano sul numero dei sanitari, sulle loro posizioni e meriti ignorando la fatica, l’esperienza e i danni che le condizioni i di lavoro stressanti generano sulla qualità della vita e sulla salute di un personale sempre più anziano. 

È normale che un medico qualificato si chieda perché debba lavorare sempre di più e in condizioni logoranti per la sua azienda pubblica quando con maggior vantaggio potrebbe lavorare per sé nella sanità privata. 

E questo vale sia per i medici sia per gli infermieri. 

Questo è il nocciolo della questione per quanto concerne la sopravvivenza del SSN. 

Perché è il personale sanitario che regge il SSN, non altri. 

Dal 2000 ad oggi sono cambiate molte cose e in questo graduale cambiamento le regole di ingaggio del personale sono diventate sempre più asfissianti. 

Che sia ora di pensare a una riforma radicale della sanità? La campagna elettorale per il prossimo Governo è iniziata. Sarebbe ora di aprire una discussione sul tema!

Notiziario

Archivio Notizie