mercoledì, 13 Maggio 2026

ARNAS G. Brotzu. 7-8 maggio a Cagliari 5° Edizione Congresso SINPIA-SINPF 2026

Innovazione nella clinica e psicofarmacologia nell’età di transizione: continuità tra età infantile, adolescenza e fino all’età adulta.

Entrare nel mondo interiore di un adolescente richiede uno sforzo di comprensione che va oltre le categorie abituali: non si tratta solo di interpretare comportamenti, ma di cogliere trasformazioni profonde che riguardano identità, emozioni e relazioni. I ragazzi appaiono fragili, manipolabili e, talvolta, difficili da decifrare. Il dibattito pubblico si concentra sui social, sull’uso di sostanze, sull’alcol, su atteggiamenti che sembrano rompere gli equilibri conosciuti, ma fermarsi a queste letture rischia di semplificare un quadro che in realtà è molto più complesso. 

Al centro c’è un passaggio delicato, quello tra infanzia e vita adulta, in cui tutto si ridefinisce, è un’età in cui possono emergere vulnerabilità profonde, ed è proprio in questo spazio, spesso poco visibile, che si gioca una parte decisiva della salute mentale futura. Questo arco temporale strategico è al centro del Convegno Congiunto SINPIA–SINPF, in programma a Cagliari il 7 e 8 maggio, presso la Cittadella Universitaria di Monserrato: un appuntamento, ormai annuale e fortemente voluto dal suo ideatore, il Prof. Alessandro Zuddas, che porterà in Sardegna alcuni tra i maggiori esperti italiani di neuropsichiatria infantile e psichiatria dell’adulto, chiamati a confrontarsi su un tema sempre più centrale.

Il congresso è presieduto dalla professoressa Sara Carucci (Cagliari) e dal dottor Giovanni Migliarese (Pavia), che ne sono anche promotori insieme agli altri responsabili scientifici: il professor Mirko Manchia (Cagliari) e il dottor Gabriele Masi (Pisa). Un gruppo di lavoro che coinvolge competenze ed esperienze diverse con l’obiettivo di costruire un dialogo reale tra discipline. L’età di transizione è un periodo in cui il cervello cambia profondamente, insieme alle emozioni, alle relazioni e alla percezione di sé: è anche il momento in cui molte fragilità possono emergere per la prima volta, riconoscerle per tempo fa la differenza. Il convegno prova a fare proprio questo: capire come nasce il disagio e, soprattutto, come intercettarlo prima che diventi qualcosa di più grave.

“L’età di transizione è un passaggio in cui continuità e cambiamento convivono in modo spesso difficile da leggere». Commenta la professoressa Sara Carucci, del Dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica dell’Università di Cagliari e responsabile della Clinica di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del P.O. Microcitemico dell’ARNAS G. Brotzu. “Molti disturbi dell’età adulta affondano le loro radici proprio in questa fase. Riflettere su queste tematiche, in una cornice multidisciplinare, rappresenta una delle sfide più urgenti per gli specialisti che si occupano di età evolutiva: garantire percorsi di cura continui e basati su evidenze scientifiche solide per i giovani che attraversano la fase critica tra l’infanzia e l’età adulta”. 

Tra i temi al centro del confronto ci sono questioni molto concrete: si parlerà, ad esempio, di disturbi del neurosviluppo, con un focus sulle sovrapposizioni tra autismo e ADHD, spesso difficili da distinguere ma fondamentali da riconoscere precocemente.

Ampio spazio sarà dedicato al peso delle esperienze precoci: traumi, stress, fragilità ambientali che possono lasciare segni profondi e aumentare il rischio di sviluppare disturbi psicologici negli anni successivi.

Un altro capitolo riguarda i disturbi dell’alimentazione, sempre più diffusi anche tra i giovanissimi, e le loro connessioni con altri aspetti del disagio psicologico.

E poi il tema del rapporto tra adolescenti e sostanze: il convegno affronterà in modo diretto il legame tra uso di droghe, nuove sostanze psicoattive e rischio di sviluppare psicosi o altri disturbi mentali.

Non mancherà l’attenzione ai segnali più difficili da leggere, come la depressione, i disturbi del sonno e il rischio suicidario, che sempre più spesso riguardano anche fasce d’età molto giovani.

Il filo conduttore è chiaro: la capacità di leggere in anticipo ciò che sta accadendo può cambiare il corso delle cose. I disturbi raramente irrompono all’improvviso, più spesso prendono forma nel tempo, attraverso segnali sottili, cambiamenti progressivi ed equilibri che saltano.

Riconoscerli non significa solo intervenire prima, ma offrire la possibilità di accompagnare quel percorso, prima che il disagio si strutturi e diventi più difficile da modificare. Questo significa avere strumenti in più per interpretare comportamenti che spesso disorientano: un cambiamento improvviso, un ritiro sociale, un rapporto difficile con il cibo, l’umore che oscilla, l’uso di sostanze. Non sempre sono “fasi che passano”. A volte sono richieste di aiuto che hanno bisogno di essere ascoltate e inquadrate nell’ambito di un vero e proprio bisogno di salute che vede la psichiatria infantile protagonista di una vera e propria emergenza nazionale e internazionale. 

Per onorare la memoria del professor Alessandro Zuddas, figura di riferimento nella neuropsichiatria infantile e ideatore del congresso, sarà istituito il “Premio Alessandro Zuddas”, destinato ai giovani ricercatori che si distingueranno per i migliori contributi scientifici presentati nel corso dell’evento. Un riconoscimento che intende non solo ricordarne l’impegno e la visione, ma anche sostenere le nuove generazioni nel percorso di ricerca e innovazione in un ambito così cruciale per la salute mentale.

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