venerdì, 24 Aprile 2026

MEDICINA GENERALE, BIANCALANI (FIMMG): “DA MINISTRO TRADIMENTO DEL LAVORO FATTO SUI TERRITORI. QUESTA RIFORMA RISCHIA DI DISTRUGGERE LA SANITÀ PUBBLICA DI PROSSIMITÀ”

“Da segretario regionale della FIMMG Toscana mi sento profondamente tradito dalle parole del Ministro e dal progetto di riforma presentato. Un tradimento politico e istituzionale che mortifica il lavoro svolto in questi mesi sui territori insieme alle Regioni per costruire soluzioni vere, già praticabili, capaci di far funzionare le Case della Comunità senza smantellare la medicina generale”.

Lo dichiara Niccolò Biancalani, segretario regionale di FIMMG Toscana, commentando il progetto di riordino della medicina territoriale.

“In Toscana abbiamo lavorato per un anno intero, con senso di responsabilità e in piena collaborazione con la Regione, per costruire un Accordo Integrativo Regionale capace di utilizzare strumenti contrattuali già esistenti per rendere operative le Case della Comunità. Lo stesso lavoro è stato fatto da molti altri segretari regionali, insieme a Regioni di centrodestra e di centrosinistra. In molte parti d’Italia le Case della Comunità stanno già entrando concretamente nel tessuto sanitario del Paese proprio grazie a questo lavoro comune tra Regioni e medicina generale”.

“La risposta non può essere il doppio canale con la dipendenza, perché finirebbe per indebolire la medicina generale e l’intero Servizio sanitario pubblico. Chi ha scelto la medicina generale ha scelto la libera professione, ha scelto autonomia organizzativa, ha scelto contro la dipendenza. Pensare di risolvere il problema della carenza dei medici proponendo loro proprio ciò da cui scappano è privo di ogni logica”.

“In una fase in cui è già in atto una fuga massiva dal Servizio sanitario nazionale, una scelta del genere allontanerebbe ancora di più i giovani medici e spingerebbe molti colleghi vicini alla pensione a uscire rapidamente dal sistema, aggravando una carenza assistenziale già oggi pesantissima”.

“I cittadini non meritano di subire una riforma distruttiva solo perché in alcune realtà non si è riusciti a mettere a terra ciò che era già previsto e che invece in tante parti d’Italia sta funzionando. Non si può demolire un modello nazionale per coprire inefficienze locali”.

“Questa riforma farebbe saltare l’equilibrio dell’assistenza territoriale proprio nel momento in cui dovrebbe essere rafforzata, disarticolando il rapporto fiduciario e indebolendo la presa in carico e rallenterebbe il percorso di accesso alla professione a discapito dei medici più giovani”.

“Già in queste ore abbiamo ricevuto numerose telefonate da colleghi preoccupati. Parliamo di medici che durante il Covid non hanno mai chiuso gli ambulatori e che, nei momenti più difficili della carenza assistenziale, hanno accettato di seguire più pazienti, anche oltre il massimale, pur di non lasciare nessuno senza assistenza. Sono gli stessi colleghi che oggi, per far funzionare il sistema, stanno già garantendo ore di attività nelle Case della Comunità, mettendo a disposizione dei cittadini la propria professionalità anche oltre il normale carico di lavoro, perché credono davvero nel modello territoriale. Chi prova a descrivere i medici di medicina generale come il problema dimentica che sono stati, e continuano a essere, una parte essenziale della soluzione”.

“Noi siamo i primi a dire che la medicina territoriale debba cambiare e rafforzarsi. Siamo pronti a farlo, ma non con un progetto calato dall’alto che rischia di colpire in modo irreversibile il futuro della sanità pubblica di prossimità”.

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