Migliorare la qualità di vita dei pazienti cronici attraverso modelli di cura più vicini alle loro esigenze quotidiane. È questo l’obiettivo del progetto di domiciliazione della terapia con Iloprost per pazienti affetti da sclerodermia, sviluppato dall’AULSS 5 Polesana attraverso l’Uos di Angiologia afferente alla UOC di Medicina e gestito nell’ambito del Day Hospital multidisciplinare.
Il progetto, presentato anche al XLV Congresso Nazionale SIAPAV(Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare), nasce per offrire alle pazienti sclerodermiche un’alternativa al tradizionale trattamento ospedaliero, che richiede infusioni prolungate e ripetute nel tempo. La terapia con Iloprost rappresenta infatti una delle opzioni raccomandate dalle linee guida per il trattamento della vasculopatia sclerodermica, contribuendo a ridurre la frequenza e la gravità degli attacchi di fenomeno di Raynaud, migliorare la tolleranza al freddo e favorire la guarigione delle ulcere digitali.
Tradizionalmente l’infusione del farmaco avviene in ospedale mediante pompe volumetriche o a siringa, con una durata di circa sei ore, durante le quali il paziente deve rimanere in reparto. Il progetto dell’AULSS 5 Polesana introduce invece l’utilizzo di infusori portatili a siringa, indossabili, che permettono la somministrazione della terapia anche a domicilio, garantendo sicurezza clinica e maggiore autonomia per la persona assistita.
L’iniziativa ha richiesto oltre due anni di lavoro organizzativo e clinico per definire i criteri di eleggibilità, i protocolli di sicurezza e il percorso assistenziale. Attualmente il programma è pienamente operativo. I primi risultati sono molto positivi. In particolare, le pazienti segnalano un netto miglioramento della qualità di vita, grazie alla possibilità di svolgere la terapia nel proprio ambiente domestico, riducendo gli accessi ospedalieri e i tempi di permanenza in struttura. Anche dal punto di vista organizzativo il modello dimostra benefici significativi: l’utilizzo dei nuovi dispositivi consente infatti una riduzione fino al 66% del tempo di assistenza infermieristica dedicato alla sorveglianza dell’infusione, liberando risorse per altre attività cliniche e assistenziali.
Il progetto coinvolge un’équipe multidisciplinare composta dai medici Marco Marzolo (Responsabile Uos Angiologia), Monica Milan, Elena Borella, Laura Grillini, Elisa Miozzo, Franziska Wabersich e Stefano Cuppini (Direttore Uoc Medicina), insieme al personale infermieristico Marta Tomasi, Barbara Tamiello, Martina Tiziani, Federica Salvan e Francesca Manzato, che ha contribuito alla realizzazione e alla gestione operativa del percorso.
“La domiciliazione delle terapie rappresenta una delle direzioni strategiche più importanti per la sanità moderna, soprattutto nella gestione delle patologie croniche – sottolinea il Direttore Generale,Mauro Filippi – Il progetto sviluppato dalla nostra Angiologia dimostra come innovazione organizzativa, competenze professionali e attenzione ai bisogni dei pazienti possano tradursi in un servizio concreto che migliora la qualità della vita delle persone e rende al tempo stesso più efficiente il sistema sanitario. È un esempio virtuoso di sanità territoriale che vogliamo continuare a sviluppare”.