De Palma: «Servono protocolli chiari, formazione obbligatoria e canali di segnalazione sicuri. Chi lavora nella sanità deve essere tutelato anche sul piano umano».
ROMA, 20 MARZO 2026 – Le molestie nel mondo del lavoro rappresentano un fenomeno ancora largamente sommerso, che nella sanità assume contorni particolarmente gravi e strutturali. Il sindacato Nursing Up accende i riflettori su una realtà spesso taciuta: quella delle corsie ospedaliere, dove le professioniste sanitarie sono esposte a comportamenti abusanti, pressioni e silenzi difficili da rompere.
Una riflessione che si inserisce nell’accesso dibattito europeo sul tema globale delle molestie nella società e nelle realtà lavorative, ma che per il Nursing Up deve tradursi in un’attenzione concreta e permanente sul settore sanitario.
Troppo spesso, inoltre, l’attenzione pubblica e istituzionale si concentra quasi esclusivamente sui dati delle aggressioni fisiche ai professionisti sanitari da parte dei pazienti, lasciando in secondo piano un fenomeno altrettanto grave e diffuso: quello delle molestie sessuali e degli abusi psicologici, che restano in larga parte sommersi e non denunciati.
«È fondamentale rompere il muro dell’omertà in tutte le realtà lavorative e in tutti i contesti sociali», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. «Negli ospedali italiani, le professioniste sanitarie vivono una realtà troppo spesso sottovalutata: subiscono abusi da pazienti e familiari, talvolta anche all’interno delle stesse strutture, in contesti gerarchici complessi».
I numeri delineano un quadro chiaro. Secondo l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), circa il 30% delle donne nell’UE ha subito molestie sessuali sul lavoro. Un dato che trova riscontro anche in ambito sanitario: analisi dell’Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) e dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) indicano che tra il 10% e il 15% del personale sanitario, in prevalenza femminile, riferisce episodi di molestie o comportamenti indesiderati.
Un elemento particolarmente critico riguarda l’origine degli episodi. Secondo le rilevazioni di OMS ed EU-OSHA, circa il 60-70% delle molestie nel settore sanitario proviene da pazienti o familiari, mentre tra il 30% e il 40% si sviluppa all’interno delle strutture, coinvolgendo colleghi, superiori o dinamiche gerarchiche.
«Proprio come accade in altri contesti lavorativi ad alta pressione, anche le infermiere spesso non denunciano per paura, isolamento o timore di conseguenze», prosegue De Palma. «Secondo i dati sulla forza lavoro sanitaria di OMS e OCSE, le donne rappresentano circa il 70-75% del personale sanitario, configurandosi come la componente maggioritaria nei contesti a più alto rischio».
Le condizioni organizzative contribuiscono ad aumentare l’esposizione. I contesti più critici, come evidenziato da OMS ed EU-OSHA, sono il pronto soccorso, i reparti psichiatrici e i turni notturni, dove la pressione operativa e il contatto continuo con utenti in condizioni di fragilità rendono più frequenti i comportamenti inappropriati.
«Le molestie non sono episodi isolati né inevitabili», ribadisce De Palma. «Servono protocolli chiari, formazione obbligatoria e canali di segnalazione sicuri. Chi lavora nella sanità deve essere tutelato anche sul piano umano: la dignità delle professioniste non può essere negoziabile. Le molestie non sono un “rischio del mestiere”, ma un problema strutturale che mina la qualità del lavoro e il rispetto nei luoghi di cura».