“Mi rivolgo all’On. Stefano Benigni per la Proposta di Legge, riguardante riordino e modifiche dell’assistenza sanitaria territoriale, che lo vede primo firmatario.
Sono sincero, ho peccato di superficialità poiché, distrattamente, non ho approfondito subito l’ iniziativa parlamentare ma poi, incuriosito da quanto da sostenuto dal deputato proponente, in merito al fatto che la proposta era stata formulata consultando le principali organizzazioni sindacali di categoria ,mi sono dedicato con maggiore attenzione alla sua analisi.
A tal proposito vorrei fornire alcuni dati, aggiornati sull’attuale organizzazione del lavoro del medico di medicina generale in Italia e riguardanti la nostra figura professionale.
Da sondaggi condotti da vari istituti, ivi compresa l’ISTAT, risulta che il medico di famiglia in Italia gode di un alto indice di gradimento, con circa il 70-80% dei pazienti che esprime fiducia e soddisfazione, confermandosi come il principale punto di riferimento territoriale. Tale indice di gradimento può meglio definirsi come segue:
L’81% degli italiani ripone fiducia nel proprio medico, la percentuale più alta tra le figure del servizio sanitario. Un recente sondaggio di Altroconsumo ha assegnato ai medici di famiglia per la soddisfazione generale un punteggio di 75 su 100.
Il medico è un punto di riferimento; il 72% degli italiani non rinuncerebbe al proprio medico di fiducia, con il 76% che lo ritiene essenziale vicino casa. Sono apprezzate, inoltre, la competenza (60% soddisfatti), la disponibilità all’ascolto (76% dei pazienti) e l’informatizzazione del servizio, ritenuti aspetti positivi.
Le criticità sono legate, per il 18%, dei pazienti, alle difficoltà a scegliere un medico per la mancanza di posti disponibili, mentre l’insoddisfazione, in generale, la riguarda a vario titolo solo al 15% dei pazienti.
Per quanto riguarda, invece, l’ analisi che scaturisce da vari studi dell’impegno lavorativo, al di là di stereotipi superficiali ed offensivi, un medico di medicina generale risulta che visita in media quotidianamente, nel proprio studio, 27 persone. Si tenga conto, inoltre, che una visita ambulatoriale ha una durata media di 15/20 minuti e naturalmente la durata varia in base alla complessità del problema di salute da valutare o se trattasi di prima vista. A questo si aggiunga che il medico di medicina generale eroga quotidianamente 28 consulenze tramite mail, telefono ed altri mezzi ed includendo in tale tipologia anche l’emissioni di certificazioni che, spesso, nulla hanno a che vedere con la clinica, tali consulenze hanno una durata media di 5/10 minuti. Da ciò deriva che pur volendo attribuire ad ognuna delle menzionate attività la durata minima, 15 minuti per le viste e 5 minuti per le consulenze, allo stato attuale l’impegno quotidiano del medico di medicina generale è quantificabile in complessive 45 ore settimanali, circa 9 ore giornaliere per cinque giorni a settimana. Per mera carità cristiana non voglio considerare, nel computo del tempo che vede impegnato il medico, eventuali visite domiciliari. Ci chiediamo, quindi, ragionevolmente se sia fattibile che tale carico di lavoro possa essere compresso in 20 ore settimanali riducendo, conseguenzialmente, l’impegno in studio a 4 ore giornaliere dovendo, il medico, come dalla proposta dell’On. Benigni, impegnarsi 18 ore nelle Case di Comunità?
Per concludere, vorrei riportare alcuni dati di analisi demografica. Al 21 febbraio 2026, in Italia si contavano 7.894 comuni. Di questi, il 70% e quindi circa 5.500 hanno una popolazione inferiore a 5.000 abitanti e ben 2.000 hanno meno di 1.000 abitanti. Da ciò deriva che, almeno 2.000 comuni italiani, quando l’unico medico di medicina generale sarà impegnato nelle Case di Comunità, si troverà completamente scoperto da ogni forma di assistenza medica.
Ci chiediamo, a questo punto, se la proposta di legge dell’On. Benigni rappresenti un incolpevole strumento di una lobby rappresentativa di alcuni sindacati di categoria, i cui vertici usufruendo di distacchi sindacali che, permettono loro di non mettere piede in uno studio medico da anni, li ha portati ad un progressivo allontanamento dalla quotidianità.
Vorremmo, infine, sottolineare che questa riforma della medicina generale, forse suggerita, prevedendo l’allontanamento dei medici di medicina generale dai propri studi avrà la conseguenza d’impattare negativamente sull’assistenza, scontentando quel 70-80% di cittadini ora soddisfatti e porterà alla totale cessazione, in alcuni giorni alla settimana, della copertura sanitaria in almeno 2.000 comuni italiani.”