Aodi: “La violenza contro medici, infermieri e operatori sanitari è una ferita civile, un dramma sociale che ci deve coinvolgere tutti. Particolare attenzione anche alle violenze verso i professionisti sanitari di origine straniera, con il 18% degli operatori che denuncia episodi di aggressione fisica e psicologica”
ROMA, 12 MARZO 2026 – In occasione della Giornata nazionale contro la violenza sui professionisti sanitari, i dati della rete associativa AMSI-UMEM, aggiornati al 28 febbraio 2026, confermano una crescita preoccupante degli episodi di aggressione nelle strutture sanitarie italiane. Le stime più recenti indicano oltre 31.000 aggressioni annue denunciate, con un incremento che resta stabilmente elevato rispetto agli anni precedenti.
L’aumento registrato nell’ultimo anno si mantiene attorno al +36%, mentre nei Pronto Soccorso – contesti ad altissima pressione – gli episodi di violenza arrivano a crescere fino al +42%.
La distribuzione delle aggressioni evidenzia inoltre come il fenomeno coinvolga in modo trasversale tutte le professioni sanitarie. Le rilevazioni indicano che oltre il 55% degli episodi riguarda il personale infermieristico, mentre circa il 35% interessa i medici. La restante quota coinvolge altri professionisti sanitari – operatori sociosanitari, tecnici e personale di supporto – che lavorano nelle strutture ospedaliere e territoriali.
Il fenomeno si manifesta in forme diverse: violenza fisica, minacce, aggressioni verbali e pressioni psicologiche, spesso legate alla tensione nei servizi di emergenza, alle liste di attesa e al sovraccarico dei sistemi sanitari. Ad essere colpite sono per oltre la metà le donne, in primis dottoresse e infermiere.
LE ASSOCIAZIONI DELLA RETE SANITARIA INTERNAZIONALE RIFLETTONO SULL’EMERGENZA
Di fronte a questi dati, le associazioni della rete sanitaria internazionale AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – rete internazionale di informazione “agenzia mondiale senza confini” e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con preoccupazione l’evoluzione del fenomeno, sottolineando come la violenza contro i professionisti della salute rappresenti una vera emergenza sociale oltre che sanitaria.
Le organizzazioni evidenziano che la crescita delle aggressioni non riguarda solo il piano della sicurezza sul lavoro, ma coinvolge anche la qualità dell’assistenza e la tenuta complessiva dei sistemi sanitari, già messi sotto pressione da carenze di personale e da una crescente domanda di cure.
IL CAPITOLO DELLE AGGRESSIONI CONTRO I PROFESSIONISTI SANITARI STRANIERI
Un capitolo specifico riguarda la condizione dei professionisti sanitari di origine straniera, che in Italia rappresentano ormai una componente essenziale del sistema sanitario.
Le analisi evidenziano che una quota significativa delle aggressioni assume anche la forma di violenza verbale, discriminazioni o pressioni psicologiche legate all’origine, alla lingua o alla provenienza culturale.
Secondo le stime elaborate dalle organizzazioni della rete sanitaria internazionale, circa il 18% degli operatori sanitari di origine straniera dichiara di aver subito episodi di discriminazione o aggressione verbale nel contesto lavorativo, fenomeni che spesso rimangono sottodenunciati.
L’INTERVENTO DEL PROF. FOAD AODI. “UNA EMERGENZA CHE NON RIGUARDA SOLO LA SICUREZZA DEGLI OPERATORI, MA L’INTERA TENUTA DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE”
Su questo scenario interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata.
«La violenza contro medici, infermieri e operatori sanitari è una ferita civile, una piaga da debellare. Non si tratta solo di tutelare chi lavora negli ospedali, ma di difendere il diritto alla cura e il rispetto verso chi ogni giorno garantisce assistenza ai cittadini», afferma Aodi.
«Negli ultimi anni – prosegue – abbiamo registrato un aumento costante degli episodi di aggressione, soprattutto nei pronto soccorso e nei servizi territoriali più esposti alla pressione assistenziale. È un segnale che deve far riflettere tutto il sistema: istituzioni, politica e società».
Il docente di Tor Vergata richiama inoltre l’attenzione su un tema spesso poco visibile.
«Particolare attenzione deve essere dedicata anche ai professionisti sanitari di origine straniera, che rappresentano una risorsa fondamentale per il sistema sanitario italiano e che talvolta si trovano ad affrontare non solo aggressioni ma anche forme di discriminazione o violenza psicologica. Difendere questi professionisti significa difendere la qualità e l’universalità del nostro sistema sanitario».
LE PROPOSTE PER FERMARE LA VIOLENZA IN CORSIA
Secondo le analisi della rete sanitaria internazionale, il contrasto al fenomeno deve svilupparsi su più livelli:
1. Rafforzamento delle misure di sicurezza
Presenza di personale di sicurezza nelle strutture più esposte, sistemi di sorveglianza e protocolli operativi chiari per la gestione delle situazioni di rischio.
2. Prevenzione e formazione
Programmi di formazione per il personale sanitario sulla gestione dei conflitti e campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini.
3. Valorizzazione del personale sanitario
Ridurre il sovraccarico di lavoro e migliorare l’organizzazione dei servizi può contribuire a ridurre tensioni e conflitti nelle strutture sanitarie.
4. Tutela legale e supporto psicologico
Garantire assistenza legale e supporto psicologico agli operatori vittime di aggressione.
ADESIONE ALLA CAMPAGNA FNOMCeO CONTRO LA VIOLENZA SUI MEDICI
Nel quadro della Giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, la rete associativa AMSI–UMEM aderisce alla campagna promossa da FNOMCeO, che punta a rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti della salute.
Lo spot della Federazione, intitolato “Il medico per me è uno di famiglia”, racconta la quotidianità di un pronto soccorso e mette al centro il valore umano della relazione medico-paziente, ricordando come il lavoro dei medici sia spesso svolto in condizioni di forte pressione ma con un impegno costante verso la cura e la tutela della vita.
La campagna, presentata in occasione del convegno “Curare senza paura” e diffusa attraverso affissioni pubbliche, social media e successivamente nelle sale cinematografiche, nasce con l’obiettivo di contrastare il clima di aggressività crescente e di promuovere una nuova cultura del rispetto nei confronti dei professionisti della sanità.
Il Prof. Foad Aodi sottolinea l’importanza di iniziative di sensibilizzazione che rimettano al centro il rapporto di fiducia tra cittadini e operatori sanitari.
«La campagna della FNOMCeO – afferma Aodi – coglie un punto fondamentale: il rapporto tra medico e paziente non è soltanto una relazione professionale, ma un legame umano che accompagna le persone nei momenti più delicati della vita. Il medico spesso diventa un punto di riferimento per le famiglie, qualcuno a cui ci si affida con fiducia quando si affrontano malattia e fragilità».
Secondo Aodi, valorizzare questo rapporto è essenziale anche per contrastare il fenomeno delle aggressioni:
«Ricostruire un clima di fiducia e rispetto reciproco è il primo passo per fermare la spirale di violenza che colpisce ospedali e pronto soccorso. I professionisti sanitari non possono essere lasciati soli. Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute e la qualità del nostro Servizio sanitario».
Il docente evidenzia inoltre che la sensibilizzazione culturale deve andare di pari passo con interventi concreti:
«Le campagne di comunicazione sono importanti perché aiutano a cambiare mentalità e a ricordare il valore della professione medica. Ma accanto a questo servono politiche strutturali, investimenti e misure di sicurezza che garantiscano ambienti di lavoro protetti per tutti gli operatori sanitari».
L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI
«La sicurezza dei professionisti sanitari deve diventare una priorità nazionale – conclude Aodi –. Servono politiche strutturali, investimenti sulla sanità e una strategia culturale che restituisca rispetto e fiducia verso chi lavora ogni giorno per la salute dei cittadini».
«Difendere chi cura significa difendere la dignità del sistema sanitario e il diritto alla salute di tutti».