“Sanità femminile, c’è ancora molto da fare a livello mondiale. Il nuovo report Women’s Health Investment Outlook mette in luce un dato che sorprende e preoccupa: solo il 6% degli investimenti sanitari globali è destinato alla salute delle donne. Un numero così basso non è casuale, ma il risultato di una lunga storia in cui i bisogni sanitari femminili sono stati considerati marginali, nonostante riguardino metà della popolazione mondiale. Molte condizioni che colpiscono le donne, purtroppo, sono ancora poco studiate o diagnosticate in ritardo. Per decenni, la ricerca medica si è basata su dati maschili, rendendo meno efficaci diagnosi e terapie per le pazienti. Il report evidenzia come questa mancanza di investimenti rallenti l’innovazione in settori cruciali: salute riproduttiva, menopausa, malattie autoimmuni, dolore cronico, tumori femminili. Il report, dall’altro lato, mostra che investire in questo ambito non è solo una scelta etica, ma anche un’opportunità economica: tecnologie dedicate, nuovi farmaci, servizi personalizzati e soluzioni digitali potrebbero generare valore e migliorare la qualità della vita di milioni di donne. Perché migliori cure e diagnosi più precise non portano benefici solo alle pazienti, ma all’intero sistema sanitario. Ridurre ritardi diagnostici, trattamenti inefficaci e complicazioni significa abbassare i costi, aumentare la prevenzione e migliorare la salute pubblica. Riassumendo, il dato del 6% è certamente un campanello d’allarme: la salute delle donne non può più essere considerata un settore secondario. Colmare questo divario significa costruire un sistema sanitario più equo, più moderno e più efficace. La ricerca, l’innovazione e gli investimenti dedicati alle donne non sono un lusso, ma una necessità per il futuro della medicina e della società”.
Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.