Il 6 febbraio ricorre la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF), istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su una pratica che colpisce ancora oggi milioni di donne e bambine nel mondo. Anche a Ferrara, i servizi consultoriali e territoriali incontrano donne che hanno subito MGF, in particolare migranti provenienti da Paesi a rischio. Il Centro Salute Donna e il recente Ambulatorio Migranti di primo livello rappresentano punti di riferimento per l’ascolto, la presa in carico e la prevenzione. Fondamentale il ruolo delle ostetriche, delle mediatrici culturali e dei percorsi di accompagnamento alla nascita per sensibilizzare le future mamme e prevenire la trasmissione di questa pratica alle nuove generazioni.
L’ESPERIENZA DEI SERVIZI SANITARI FERRARESI. Presso gli ambulatori consultoriali del Centro Salute Donna dell’Usl di Ferrara, le MGF rappresentano una problematica concreta per donne migranti, prevalentemente di origine nigeriana, e per ragazze nate in Europa in contesti familiari a rischio. Le situazioni emergono durante visite in gravidanza o per disturbi legati alla sessualità e al benessere genitale.
Le MGF risultano essere avvenute prevalentemente nei Paesi di origine e, allo stato attuale, non si registrano casi di ragazze nate in Italia sottoposte a tali pratiche.
L’approccio operativo si fonda su ascolto, tempo dedicato, rispetto, con il coinvolgimento delle mediatrici culturali. Centrale è il ruolo dell’ostetrica e dei corsi di preparazione alla nascita rivolti alle donne immigrate, nei quali vengono fornite informazioni specifiche sulle MGF per sensibilizzare le future madri.
Di recente la USL di Ferrara ha istituito un Ambulatorio Migranti di primo livello, che garantisce un accesso integrato ai servizi sanitari, incluso il Centro Salute Donna, offrendo percorsi dedicati di informazione, supporto e prevenzione.
Alcune giovani donne con mutilazione genitale si sono recentemente rivolte ai servizi con richiesta di trattamento: un segnale di maggiore consapevolezza e fiducia nei confronti del sistema sanitario.
LA SITUAZIONE IN ITALIA E NEL MONDO. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le MGF comprendono tutte le pratiche che comportano la rimozione o l’alterazione dei genitali femminili esterni per motivi culturali o sociali e non medici. Si tratta di una pratica riconosciuta a livello internazionale come violazione dei diritti umani. Ogni anno 3,3 milioni di bambine sono a rischio di subire mutilazioni genitali. Sono 155 milioni le donne e le bambine che convivono con conseguenze fisiche e psicologiche, tra cui infezioni, complicanze ostetriche, dolori cronici e traumi psicologici. In Europa le vittime superano le 640.000 unità. In Italia si stimano 92.600 donne e bambine coinvolte, di cui 8.200 minorenni; il 24% delle giovani migranti proviene da Paesi a rischio. Ulteriori dati forniti da AMSI, Co-mai, UMEM e AISC (gennaio 2025) indicano che nel mondo 255 milioni di donne e bambine hanno subito MGF, con un incremento del 30% negli ultimi 10 anni; il 37% delle donne tra 15 e 49 anni risulta mutilato. I Paesi con le percentuali più elevate sono: Somalia (98%), Guinea (97%), Sudan (90%), Mali (89%), Egitto (87%), Yemen (85%), Iraq (60%), Afghanistan (25%).
La diffusione del fenomeno migratorio fa sì che le MGF non riguardino più soltanto i Paesi di origine. In Italia si stima che siano a rischio tra il 15% e il 24% delle bambine e ragazze tra 0 e 18 anni appartenenti a famiglie provenienti da Paesi in cui questa pratica è presente, oppure bambine nate in Italia ma esposte al rischio durante viaggi all’estero.
LE TIPOLOGIE DI MGF E LE CONSEGUENZE SANITARIE. L’OMS distingue quattro tipologie principali di MGF:
- Tipo I: asportazione parziale o totale del clitoride
- Tipo II: asportazione del clitoride e delle piccole labbra
- Tipo III (infibulazione): restringimento dell’apertura vaginale tramite sutura
- Tipo IV: altre pratiche lesive (punture, incisioni, cauterizzazioni)
Le conseguenze variano in base alla tipologia e nel tempo: dolore severo, infezioni ed emorragie nella fase acuta; problemi urinari e ginecologici, complicanze in gravidanza e parto, traumi psicologici nel lungo periodo. In particolare, nei casi di infibulazione (Tipo III) può rendersi necessaria una valutazione multidisciplinare per il rischio di lesioni dell’apparato urinario o del basso tratto intestinale.
L’OMS riconosce il ruolo chiave del personale sanitario nel sostenere il benessere delle donne che convivono con le MGF e nel promuovere un cambiamento culturale all’interno delle comunità interessate.