Roma, 20 genn.- Nella puntata del 19 gennaio 2026, in prima serata sul primo canale RAI è andata in onda la consueta puntata di “Porta a Porta”, programma che, per gli argomenti trattati, seguo assiduamente e con interesse. Nella puntata è stato affrontato il tema che riguardava l’epidemia influenzale e, oltre al conduttore dr. Vespa, hanno partecipato il prof. Fabrizio Pregliasco e il dottor Filippo Anelli.
Sono stati affrontati brevemente, ma in modo esaustivo, i vari aspetti legati alla patologia tra cui i sintomi, la terapia corretta e l’inutilità del ricorso agli antibiotici nonché l’affollamento dei Pronto Soccorso tipico di questo periodo.
Purtroppo, su tale ultimo aspetto, si è scivolati nelle allusioni al “poco” fare dei medici di famiglia con particolare riguardo alle risposte ai pazienti e, come solito, al mancato “filtro” esercitato per prevenire ricorsi impropri alle strutture di emergenza derivante, anche, dalla non esecuzione di visite domiciliari.
Poco è servita la puntualizzazione del dottor Anelli che ha fatto notare, come risulta da una ricerca condotta dall’Università “La Sapienza”, che il medico di famiglia, oggi, ha mediamente 79 “contatti” quotidiani con i propri pazienti, contatti che spaziano dalla visita ambulatoriale a quella domiciliare fino ai consulti telefonici.
Sottolineava, inoltre, l’ Anelli, il carico di lavoro del medico di famiglia derivante, non solo dalla burocrazia asfissiante, ma anche dal numero elevato di pazienti.
Siamo rimasti molto perplessi e dispiaciuti per la chiosa finale del conduttore Vespa che, non lasciando spazio a replica, ha concluso “Ai miei tempi i medici di famiglia anche se avevano tanti pazienti andavano a domicilio”.
Si continua, così, a voler scaricare la crisi del sistema sanitario sui medici di famiglia, sebbene continuano ad essere il primo presidio medico di prossimità, assicurando ai pazienti, nonostante le difficoltà crescenti dovuti ai carichi di lavoro, al peso della burocrazia, l’assistenza e la cura.