Riccione, 27 novembre 2025 – Riconoscere i segnali preclinici della malattia, diagnosticarla precocemente con l’AI e guidare il trattamento attraverso strumenti predittivi sempre più accurati. Con oltre mille specialisti presenti, il XVI Congresso Nazionale IG-IBD “Advances in IBD” segna un cambio di passo nella presa in carico delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI). In corso a Riccione fino al 29 novembre, l’appuntamento celebra il ventesimo anniversario della Società Scientifica, ma soprattutto inaugura una nuova fase della ricerca clinica che mira a trasformare radicalmente gli esiti a lungo termine di queste patologie ad elevato impatto sociale che solo in Italia colpiscono circa 250.000 persone.
“Diamo ufficialmente il via a tre giorni di confronto di altissimo livello scientifico – dichiara il Prof. Massimo Claudio Fantini, Segretario Generale IG-IBD -. In questi vent’anni, IG-IBD ha contribuito in modo determinante a migliorare il percorso di diagnosi e cura delle MICI in Italia, favorendo la crescita professionale dei clinici e ponendo le basi per un accesso alle cure sempre più omogeneo su tutto il territorio.Oggi celebriamo un traguardo importante guardando al futuro: la ricerca evolve rapidamente e l’integrazione di nuove tecnologie e strumenti digitali – dall’intelligenza artificiale ai sistemi di monitoraggio più avanzati – sta trasformando la presa in carico dei pazienti. Il nostro obiettivo è tradurre questa innovazione in benefici concreti nella pratica quotidiana”.
Identificare precocemente i segni dell’infiammazione e prevedere l’andamento della malattia è ciò che oggi l’intelligenza artificiale applicata all’endoscopia consente di fare1. Durante una colonscopia, i sistemi di AI analizzano le immagini in tempo reale, individuano ciò che può sfuggire all’occhio umano e supportano il clinico in una valutazione più oggettiva dell’attività di malattia2.
Ma l’innovazione non si ferma qui. Lo stesso approccio sta trasformando anche il monitoraggio delle MICI nel tempo: risonanza magnetica ed ecografia intestinale – integrate da algoritmi capaci di elaborare i dati in modo automatizzato – offrono una lettura più accurata della risposta ai trattamenti3, riducendo l’incertezza clinica e favorendo decisioni terapeutiche più tempestive.
Accanto alla tecnologia, cresce l’attenzione verso ciò che accade prima che la malattia si manifesti. Le MICI, infatti, non compaiono all’improvviso: per mesi – talvolta anni – l’intestino invia segnali silenziosi che oggi siamo finalmente in grado di riconoscere4. È qui che nasce il concetto di IBD pre-cliniche, una nuova frontiera che punta a intercettare l’infiammazione quando è ancora “nascosta”, monitorando biomarcatori ematici e fecali, alterazioni del microbiota e cambiamenti nelle risposte immunitarie5. Non si tratta solo di diagnosi precoce: l’obiettivo è anticipare la storia clinica. Questo permette, infatti, di immaginare una medicina proattiva, capace di proteggere la funzione intestinale, evitare le complicanze e la disabilità.
Una rivoluzione nella gestione delle MICI che potrebbe cambiare il destino di molti pazienti, sul modello di quanto già accaduto in altre malattie immuno-mediate.
Il Congresso pone inoltre al centro il valore della multidisciplinarietà: la complessità delle MICI richiede un confronto strutturato tra gastroenterologi, radiologi, chirurghi, immunologi e oncologi, soprattutto nella gestione di condizioni emergenti come le coliti indotte dagli inibitori dei checkpoint immunitari o le comorbidità autoimmuni. Modelli organizzativi integrati permettono di rispondere in modo più efficace e personalizzato ai bisogni clinici e assistenziali.
La spinta verso il cambiamento arriva anche dalle nuove generazioni: per l’edizione del ventennale, IG-IBD sceglie di dar voce a un ampio panel di esperti under 50, protagonisti delle sessioni più avanzate.
“Il futuro della cura si costruisce oggi – conclude il Prof. Massimo Claudio Fantini -. I giovani clinici portano tecnologie innovative, nuovi approcci e una visione orientata agli esiti nel lungo periodo. È grazie al loro contributo, alla loro spinta verso l’innovazione e alla capacità di lavorare in team multidisciplinari che la medicina diventa sempre più predittiva, personalizzata e capace di dare risposte rapide e concrete a chi convive ogni giorno con le MICI”.