martedì, 12 Maggio 2026

SARDEGNA. ASS. BARTOLAZZI FA CHIAREZZA SULLA RIFORMA DEL CUP

“Oggi il quotidiano l’Unione Sarda ospita una mia precisazione sulla riforma del Cup, un tema cruciale poiché da esso dipende la celerità delle prestazioni erogate ai cittadini e il loro livello di soddisfazione rispetto al Sistema sanitario regionale. Un tema che, proprio per questo, si presta a strumentalizzazioni e valutazioni di parte, che spesso non tengono conto della complessità -riducendola ad una faccenda burocratica- ed evitando accuratamente di allargare lo sguardo alla situazione da cui siamo partiti 20 mesi fa: ovvero l’immobilismo totale di chi ci ha preceduto. Queste mie valutazioni sono dunque un doveroso atto di trasparenza nei confronti dei cittadini, che hanno il diritto di sapere cosa stiamo facendo davvero per risolvere i loro problemi, al di là del parere interessato di chi oggi punta il dito contro, avendo fino a ieri governato il sistema sanitario della nostra isola.

Buona lettura.

➡️ “Quello delle liste d’attesa è un problema reale, che tocca ogni cittadino e che mina la fiducia nel servizio pubblico. Ma è anche un problema antico, che non nasce oggi e che non si risolve con slogan o semplificazioni.

Quando la Giunta Todde si è insediata, il quadro che abbiamo trovato era già compromesso:

• sistemi informativi del CUP frammentati e non interoperabili tra ASL;

• agende chiuse, senza un controllo regionale effettivo;

• assenza di un coordinamento unico sulla gestione delle prenotazioni;

• personale insufficiente e disomogeneità territoriale nella capacità produttiva delle strutture.

In sostanza, per anni si è preferito rinviare una riforma complessiva, limitandosi a interventi parziali e spesso inefficaci. È per questo che oggi, invece di rincorrere soluzioni tampone, stiamo riscrivendo dalle fondamenta il modello di gestione delle prenotazioni e delle liste d’attesa. Quello che stiamo facendo ora è ciò che avrebbe dovuto essere fatto dalla Giunta precedente e che invece è rimasto fermo.

Il cambiamento che abbiamo avviato non è di facciata. È un processo di riorganizzazione profonda, che richiede tempi tecnici, ma che va nella direzione giusta e con un metodo chiaro:

1. Riorganizzazione del CUP regionale: Con gli indirizzi strategici approvati dalla Giunta, stiamo costruendo un sistema unico regionale di prenotazione, con piattaforme integrate, agende trasparenti e controllo centralizzato dei flussi. È stata affidata alla Centrale Regionale di Committenza la gara per il nuovo CUP — un passaggio complesso che, mi permetto di sottolineare, nessuno prima aveva avuto il coraggio o la volontà di avviare finora.

2. Tavolo tecnico e governance unificata: il nuovo modello prevede una governance forte, con RUAS, ARES, Sardegna IT e Direzione Generale Sanità che operano in modo coordinato, superando anni di frammentazione e scaricabarile.

3. Progetto operativo per la riorganizzazione del CUP:

il progetto approvato a fine ottobre 2025 definisce in modo operativo ruoli, scadenze e modalità di attuazione. Non è più un “tavolo di esperti”, ma un piano d’azione con cronoprogramma vincolante.

4. Indirizzi operativi sulle liste d’attesa: le ASL non possono più chiudere le agende e devono garantire le prenotazioni entro i tempi di priorità clinica. Le aziende saranno valutate anche sulla capacità di ridurre i tempi medi di attesa.

5. Aumento della capacità produttiva: stiamo potenziando i servizi pubblici e, dove necessario, acquistando prestazioni da privati accreditati per smaltire le code più gravi, in particolare per colonscopie, TAC e risonanze magnetiche.

6. Sperimentazione di sistemi di “liste attive” e recall: le prenotazioni dimenticate o non confermate verranno riassegnate in tempo reale: un modo semplice ma efficace per recuperare fino al 15% delle prestazioni perse ogni anno.

Il dottor Meloni scrive che manca il coraggio di dire la verità ai sardi. Io credo invece che questa Giunta stia finalmente dicendo la verità: il sistema sanitario pubblico sardo non è sostenibile senza una profonda rimodulazione dell’offerta, una revisione dei modelli organizzativi e una gestione più rigorosa delle priorità cliniche.

Non si tratta di “fare di più con le stesse risorse”: si tratta di cambiare come le risorse vengono utilizzate.

E questo richiede tempo, competenze e scelte talvolta impopolari. Ma stiamo facendo ciò che era necessario da anni.”

Notiziario

Archivio Notizie