«Mancano oltre 70mila infermieri, 23mila dimissioni volontarie nel SSN e stipendi inferiori fino al 25% rispetto alla media OCSE. Così la sanità pubblica rischia il collasso assistenziale»
ROMA, 12 MAGGIO 2026 – «La sanità italiana oggi assomiglia sempre più a una gigantesca centrifuga umana: entra personale giovane, motivato e formato, ma il sistema lo consuma rapidamente tra turni massacranti, aggressioni, carichi di lavoro fuori controllo e stipendi che non sono più competitivi nemmeno rispetto a gran parte dell’Europa».
Con queste parole Marco Ceccarelli, Segretario nazionale del COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, interviene nella Giornata Internazionale degli Infermieri, denunciando quella che il sindacato definisce «una crisi strutturale ormai evidente in ospedali, pronto soccorso, RSA e servizi territoriali».
Ospedali sotto pressione, pronto soccorso congestionati, reparti con organici insufficienti e professionisti sanitari sempre più vicini al burnout.
«La sanità italiana continua a perdere personale mentre aumentano bisogni assistenziali, cronicità e richiesta di cure, denuncia Ceccarelli. Il problema non è più soltanto assumere: il problema è che il sistema non riesce più a trattenere chi già lavora negli ospedali».
ORGANICI IN AFFANNO: «MANCANO OLTRE 70MILA INFERMIERI»
Secondo le elaborazioni sindacali costruite su dati OCSE, Agenas e Ministero della Salute, l’Italia registra una carenza superiore a 70mila infermieri rispetto agli standard medi europei.
Il rapporto infermieri-medici resta fermo a circa 1,3 infermieri per medico, contro una media europea superiore a 2,2. In Germania il rapporto supera quota 2,7, mentre nei Paesi del Nord Europa arriva oltre 4 infermieri per medico.
«Questo squilibrio produce inevitabilmente sovraccarico lavorativo, aumento degli straordinari e riduzione della qualità assistenziale», spiega Ceccarelli.
DIMISSIONI RECORD DAL PUBBLICO: «OLTRE 23MILA PROFESSIONISTI HANNO LASCIATO IL SSN»
Secondo i dati elaborati dagli osservatori sul lavoro pubblico e previdenziale, nel solo 2024 oltre 23mila professionisti sanitari hanno presentato dimissioni volontarie dal Servizio Sanitario Nazionale.
Negli ultimi cinque anni il fenomeno delle uscite anticipate e dell’abbandono del SSN ha registrato una crescita costante, soprattutto nelle aree di emergenza-urgenza, terapia intensiva e pronto soccorso.
«Molti professionisti scelgono il privato, cooperative, libera professione o l’estero perché non reggono più ritmi e condizioni di lavoro», sottolinea Ceccarelli.
STIPENDI BASSI, VORAGINE RISPETTO ALL’EUROPA: «OLTRE A 13MILA DOLLARI IN MENO RISPETTO ALLA MEDIA OCSE»
Il COINA richiama anche il tema salariale.
Secondo il rapporto internazionale Health at a Glance 2025, un infermiere italiano percepisce mediamente circa 48mila dollari annui a parità di potere d’acquisto, contro una media OCSE superiore a 61mila dollari. Ceccarelli fa notare che il dato è addirittura peggiorativo, perché 48mila dollari è una stima, ed è una cifra a cui i nostri infermieri non arrivano.
Il differenziale supera quindi i 13mila dollari annui, con stipendi italiani inferiori fino al 20-25% rispetto ai principali Paesi europei.
«Non si possono chiedere responsabilità europee pagando salari che restano largamente sotto gli standard internazionali», attacca Ceccarelli.
CROLLANO LE ISCRIZIONI: «-54% DI ASPIRANTI INFERMIERI DAL 2010»
A preoccupare è anche il drastico calo dell’attrattività della professione.
Secondo i dati ufficiali MUR/CINECA, le domande ai corsi di laurea in infermieristica sono passate da oltre 46mila candidature nel 2010 a poco più di 21mila nel 2024, con una riduzione superiore al 54%.
Parallelamente, secondo i database OECD.Stat, l’Italia registra appena 12 laureati infermieri ogni 100mila abitanti, contro una media europea di circa 45 ogni 100mila.
«I giovani vedono turni massacranti, aggressioni, stipendi bassi e prospettive professionali sempre più difficili», osserva Ceccarelli.
BURNOUT E AGGRESSIONI: «VIOLENZA IN AUMENTO NEI REPARTI»
Il COINA evidenzia inoltre l’incremento delle aggressioni contro il personale sanitario.
Secondo le elaborazioni basate sui principali osservatori nazionali dedicati alla sicurezza degli operatori sanitari, nel 2025 gli episodi di violenza verbale e fisica hanno superato quota 130mila segnalazioni, con una crescita stimata intorno al 4% rispetto all’anno precedente.
Le aree più colpite restano pronto soccorso, psichiatria, continuità assistenziale e reparti ad alta intensità di cura.
L’ANALISI DEL COINA
«La sanità pubblica italiana continua a sopravvivere grazie al sacrificio personale di chi resta in corsia», conclude Ceccarelli. «Ma nessun sistema può reggersi all’infinito sul senso di responsabilità dei propri lavoratori. Senza investimenti sul personale, assunzioni stabili e stipendi finalmente adeguati agli standard europei, il rischio concreto è quello di impoverire definitivamente l’assistenza sanitaria pubblica».