mercoledì, 13 Maggio 2026

ULSS Pedemontana. Ospedale San Bassiano: primi trapianti di cornea con tecnica ultra-mininvasiva

Sono stati eseguiti con successo nei giorni scorsi i primi trapianti dell’endotelio della cornea mediante una metodica utilizzata solo in pochi centri selezionati, che consente un recupero più rapido dopo l’intervento e minori rischi di rigetto.

Lavorare sull’infinitamente piccolo per accrescere le possibilità di successo dell’intervento e accelerare i tempi di recupero per i pazienti: sono stati eseguiti con successo nei giorni scorsi, per la prima volta all’ospedale San Bassiano, 4 trapianti dell’endotelio con una innovativa tecnica mininvasiva denominata DMEK (Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty), utilizzata solo in pochissimi centri selezionati.

A spiegare in cosa consiste la procedura è il dott. Pietro Viola, direttore dell’U.O.C. di Oculistica dell’ospedale di Bassano, tra i maggiori esperti nazionali nell’utilizzo di questa tecnica con un’esperienza di oltre 500 interventi eseguiti: «Si tratta della metodica più avanzata per la cura delle malattie dell’endotelio corneale, che è lo strato più interno della cornea. Con questa tecnica si procede nel trapiantare esclusivamente il singolo strato di cellule malato della cornea, prelevando dal donatore un tessuto dello spessore di appena 15 micron, ovvero 15 millesimi di millimetro. In questo modo si sostituisce solo la parte malata, preservando il resto dei tessuti della cornea, in quando sono comunque sani. Questo approccio richiede specifiche accortezze e una formazione specifica, ma offre notevoli vantaggi per il paziente: un recupero visivo più veloce, una migliore qualità della vista finale e una probabilità di rigetto significativamente ridotta, proprio perché la quantità di tessuto estraneo trapiantato è minima».

Un’innovazione che conferma gli elevanti standard di presa in carico da parte dell’Oculistica dell’ospedale di Bassano: «Si conferma così ulteriormente la grande tradizione della Chirurgia Oculistica all’ospedale San Bassiano, che storicamente è sempre stato un punto di eccellenza per l’Oculistica nel panorama regionale e anche nazionale, grazie alla presenza nel corso degli anni di professionisti del calibro del prof. Ferraris De Gaspare, capostipite della scuola oculistica di Bassano, del dott. Toso, attuale primario a Santorso, del dott. Galan, direttore dell’U.O.C. di Oculistica nell’ospedale Sant’Antonio di Padova, e del dott. Altafini, oggi primario nell’ospedale di Dolo-Mirano, oltre alla compianta dott.ssa Morselli. Poter mettere a disposizione dei nostri pazienti questa metodica rappresenta sicuramente un valore aggiunto importante – sottolinea il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana Giovanni Carretta -, in primis per i malati che possono beneficiare direttamente di questa tecnica, ma anche per tutti i pazienti che afferiscono all’oculistica del San Bassiano, che si conferma così una struttura di alto livello e sempre attenta all’innovazione in ambito clinico, ben inserita all’interno della rete delle strutture regionali, come dimostra nel caso specifico la fondamentale collaborazione con la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto». 

«La procedura dura solo 15-20 minuti – spiega il dott. Antonio Di Caprio, Direttore Sanitario dell’ULSS 7 Pedemontana -, viene svolta con il paziente sedato ma vigile ed in regime di day hospital, pertanto il paziente viene ricoverato al mattino il giorno dell’intervento e viene dimesso già la sera stessa. I tempi di recupero possono variare da persona a persona, tra i 10 e i 30 giorni dopo l’operazione. L’intervento è destinato a pazienti la cui vista è compromessa da un difetto specifico dell’endotelio corneale, come la distrofia di Fuchs, una patologia spesso familiare che colpisce entrambi gli occhi». 

L’endotelio corneale assolve alla funzione di mantenere la trasparenza corneale, agendo come una pompa metabolica e una barriera: esso rimuove attivamente i fluidi in eccesso, impedendo alla cornea di gonfiarsi e garantendo una visione chiara. La malattia si manifesta sotto forma di vista annebbiata, come se il paziente guardasse costantemente attraverso un vetro satinato, con una maggiore intensità del fenomeno in particolare al mattino. Colpisce entrambi gli occhi e pertanto se non curata porta alla cecità, si manifesta prevalentemente dopo i 50 anni, con un’incidenza maggiore tra i 65 e gli 80 anni.

Va sottolineato che l’utilizzo di questa metodica all’avanguardia rientra nell’ambito di un impegno più ampio dell’Oculistica del San Bassiano per quanto riguarda l’introduzione di nuove metodiche all’avanguardia: «Per il futuro – aggiunge il dott. Viola – abbiamo in programma anche di introdurre l’impianto di endotelio artificiale, una soluzione riservata ai casi più complessi con storie di rigetti multipli. Per questa procedura stiamo sviluppando anche una nuova tecnica di sutura che garantisce una migliore aderenza dell’impianto e che è oggetto anche di un progetto scientifico che stiamo sviluppando con altri centri. Inoltre, la spinta verso la miniaturizzazione estrema non riguarda solo gli interventi alla cornea: il reparto di oculistica di Bassano procede nella direzione dell’innovazione e dell’eccellenza anche nell’ambito delle patologie di retina chirurgica, oggi più che mai al centro dei numerosi accessi ospedalieri, responsabili di gravi deficit della vista».


Aggiunge a questo riguardo il dott. Viola: «Vengono trattati, in modo tempestivo e con le metodiche più aggiornate, sia i gravosi interventi per distacco di retina che la patologia maculare (tra cui i pucker e i fori maculari) utilizzando strumenti di chirurgia mini-invasiva, i più piccoli in commercio con calibri di 0.4 mm. Questa tecnica mininvasiva riduce il trauma sull’occhio, accelera la guarigione, diminuisce il fastidio post-operatorio e riduce il rischio di complicanze, confermando il nostro impegno a essere all’avanguardia nei campi più specialistici dell’oculistica».

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