ROMA, 9 MAGGIO 2026 – Cresce l’attenzione sanitaria internazionale attorno al focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius nell’Atlantico. I dati aggiornati a maggio 2026 raccolti dall’indagine internazionale elaborata da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE indicano 15 casi complessivamente monitorati tra confermati e sospetti e 3 decessi già registrati.
L’indagine ricostruisce che il focolaio sarebbe partito da passeggeri provenienti da Argentina e Cile, territori dove roditori infetti erano già portatori del virus prima della partenza della nave.
In Sudafrica e Svizzera risultano monitorati casi collegati a passeggeri sbarcati prima dell’identificazione ufficiale del virus a bordo; nei Paesi Bassi si registrano le prime due vittime, una coppia olandese, mentre in Germania è stato segnalato il terzo decesso collegato al cluster internazionale. Nel Regno Unito un paziente resta in condizioni critiche con monitoraggio dei contatti in corso, mentre negli Stati Uniti proseguono i controlli ufficiali sui passeggeri rientrati dalla crociera.
Le associazioni AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono con grande attenzione sugli sviluppi epidemiologici internazionali e sottolineano come il virus, pur restando raro a livello globale con poche centinaia di casi l’anno registrati soprattutto tra Americhe, Asia ed Europa orientale, richieda massima vigilanza quando compare in ambienti confinati e in contesti internazionali ad alta mobilità.
Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata. Il Prof. Aodi, impegnato in questi giorni in una serie di approfondimenti televisivi sulle emittenti satellitari Youm7 TV, Nile TV e Al-Mehwar TV, analizza i rischi legati al focolaio internazionale.
TRASMISSIONE DEL VIRUS E RISCHIO REALE
“Nonostante l’OMS continui a valutare il rischio globale come basso, il ceppo Andes è particolarmente insidioso perché rappresenta l’unico ceppo di Hantavirus associato a possibili trasmissioni interumane, comunque rare e legate a contatti stretti e prolungati”, dichiara il Prof. Foad Aodi.
“Oltre il 90% dei contagi avviene attraverso l’inalazione di polveri contaminate da urina, saliva o feci di roditori infetti oppure toccando superfici contaminate e successivamente occhi, naso o bocca. È importante chiarire che il virus non si trasmette tramite cibo, acqua, punture di insetti o aria a lunga distanza”.
“Chi manifesta febbre, dolori muscolari, difficoltà respiratorie o sintomi influenzali dopo una possibile esposizione deve consultare immediatamente un medico e informarlo dei viaggi effettuati o del possibile contatto con ambienti contaminati. Nessun caso sospetto deve essere sottovalutato”, aggiunge Aodi.
ANALISI CLINICA E SINDROME POLMONARE HANTA (HPS)
L’analisi elaborata da AMSI, UMEM, AISCNEWS e UNITI PER UNIRE conferma che attualmente non esiste un vaccino approvato né una terapia specifica definitiva contro l’Hantavirus.
La gestione clinica dipende dalla gravità del quadro sanitario:
- Casi lievi: riposo, liquidi e monitoraggio domiciliare;
- Casi gravi – Sindrome Polmonare Hanta (HPS): ricovero immediato in terapia intensiva, ossigenoterapia, ventilazione meccanica, supporto circolatorio e idratazione endovenosa con monitoraggio della funzionalità polmonare e renale;
- Antivirali: la Ribavirina è stata sperimentata in alcuni focolai, ma continua a presentare risultati considerati incerti e non ha ricevuto approvazione definitiva come terapia specifica.
Secondo quanto monitorato dall’indagine AMSI-UMEM-AISCNEWS, il paziente ricoverato in Sudafrica sta ricevendo cure di supporto e assistenza specialistica.
PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENE AMBIENTALE
Le associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.
“Per le pulizie in aree a rischio non bisogna spazzare né utilizzare scope o moci a secco, perché il virus può essere inalato attraverso polveri contaminate. Occorre prima spruzzare una soluzione disinfettante, arieggiare bene i locali e utilizzare mascherina e guanti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.
“È fondamentale sigillare ogni possibile accesso ai roditori, conservare gli alimenti in contenitori ermetici e smaltire correttamente i rifiuti. Ai viaggiatori raccomandiamo di evitare pernottamenti in vecchie capanne, magazzini non ventilati o aree ad alta presenza di roditori senza adeguate precauzioni. La chiave resta la prevenzione, non il panico”.
Salute globale e monitoraggio internazionale
“Le malattie infettive oggi viaggiano rapidamente insieme ai flussi turistici e ai trasporti internazionali. Per questo servono cooperazione sanitaria internazionale, monitoraggi rapidi, prevenzione e informazione scientifica corretta”, conclude il Prof. Foad Aodi.
“Il rischio globale resta basso, ma è fondamentale mantenere alta l’attenzione sanitaria internazionale senza sottovalutare nessun segnale sospetto”.