Costanzo: “Fondi ai progetti della dirigenza sanitaria, mentre le professioni sanitarie restano senza pari valorizzazione”. Al San Carlo di Potenza esiste una sanità a due velocità.
Da una parte i progetti della dirigenza sanitaria, con risorse attivate e coperture economiche definite. Dall’altra le professioni sanitarie del comparto: infermieri, tecnici sanitari, professionisti della riabilitazione e le altre professioni sanitarie, cioè coloro che ogni giorno garantiscono la funzionalità dei reparti e dei servizi, assicurano continuità e danno corpo alla sanità pubblica.
Per loro, le prestazioni aggiuntive previste dal contratto restano ancora prive di una reale attivazione aziendale, con poche risorse messe a disposizione.
È questa la denuncia della FIALS, contenuta nel documento firmato da Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale FIALS. Una denuncia che apre una questione politica e istituzionale: stessa Azienda, stesse pressioni organizzative, stessa esigenza di garantire servizi ai cittadini, ma strumenti di valorizzazione applicati in modo diverso.
Il contratto nazionale, all’articolo 32 del CCNL Comparto Sanità 2022-2024, prevede uno strumento preciso: le prestazioni aggiuntive delle professioni sanitarie. Servono a sostenere i reparti sotto pressione, fronteggiare le carenze di personale e contribuire concretamente all’abbattimento delle liste d’attesa.
Parliamo quindi di una leva organizzativa che riguarda i lavoratori, ma anche i cittadini. Quando questo strumento resta fermo, si indebolisce una delle risposte possibili alla domanda di salute dei lucani. E quando a restare ferma è la valorizzazione di chi ogni giorno assicura assistenza, anche il sistema perde forza, ritmo e capacità di risposta.
Al San Carlo, però, per le professioni sanitarie del comparto manca ancora una disciplina aziendale compiuta, con criteri trasparenti, fondi tracciabili, progetti visibili e modalità di accesso realmente comprensibili.
Nel frattempo, dai provvedimenti aziendali emerge che i progetti della dirigenza sanitaria risultano finanziati, mentre al comparto restano somme residue.
“L’Azienda deve chiarire questa differenza”, dichiara Costanzo. “Deve farlo davanti ai professionisti che ogni mattina entrano nei reparti, garantiscono assistenza e sostengono l’organizzazione quotidiana dell’ospedale. Qui si misura la coerenza dell’Azienda: chi regge i servizi merita regole limpide, fondi visibili e piena applicazione del contratto”.
La FIALS chiama quindi in causa la Regione Basilicata con una richiesta precisa: verificare se i fondi destinati alle professioni sanitarie del comparto siano effettivamente separati da quelli della dirigenza, quali somme siano disponibili, dove siano allocate e in che modo le Aziende sanitarie stiano dando attuazione agli indirizzi emersi nel confronto regionale.
Questa verifica riguarda direttamente la tenuta dei servizi.
Perché una parte dell’organizzazione oggi vive grazie alla disponibilità volontaria delle professioni sanitarie. Una disponibilità preziosa, concreta, quotidiana. Ma una disponibilità lasciata senza una cornice chiara di valorizzazione può progressivamente venire meno. E quando questo accade, le ricadute arrivano sui reparti, sui percorsi assistenziali e sui cittadini.
“Valorizzare le professioni sanitarie”, conclude Costanzo, “significa proteggere l’ospedale, i servizi e i cittadini. Significa anche usare correttamente uno strumento contrattuale che può contribuire ad abbattere le liste d’attesa e a dare risposte più rapide ai pazienti. La Regione Basilicata e il San Carlo hanno il compito di restituire chiarezza, equilibrio e piena applicazione del contratto. Le professioni sanitarie chiedono rispetto, regole limpide e pari attenzione rispetto alla dirigenza sanitaria”.
La FIALS chiede la convocazione urgente della delegazione trattante aziendale, la piena trasparenza sui fondi disponibili, la regolamentazione delle prestazioni aggiuntive e la verifica puntuale della separazione delle risorse tra dirigenza sanitaria e comparto.