Nel mondo, ogni anno, si verificano 23 milioni di casi di aborti spontanei e secondo la rivista Obstetrics, Gynaecology e Reproductive Medicine, a livello globale, circa una gravidanza su 5 si conclude con un aborto spontaneo e quest’ultimo colpisce, in maniera ricorrente, circa una coppia su 100. Sebbene la maggior parte delle donne riesca successivamente a portare a termine una gravidanza, l’aborto spontaneo ricorrente può avere un profondo impatto a livello emotivo e psicologico. Tra i principali fattori di rischio ci sono l’età avanzata della madre, problemi cromosomici e ormonali fino al fumo, allo stress e all’alcol. “Esiste un interesse nell’identificare i fattori predittivi associati all’aborto spontaneo e nella necessità di creare protocolli di cura post-aborto. È utile implementare un supporto psicologico mirato per le donne che hanno subito aborti spontanei oltre all’attuazione di screening nutrizionali completi, prestando particolare attenzione ai micronutrienti essenziali e ai livelli di ferro” dichiara la Dott.ssa Ilaria Vasselli, ginecologa esperta in fisiopatologia della riproduzione e sessuologa.
L’aborto spontaneo è una complicanza piuttosto comune nella fase iniziale di una gravidanza, in cui l’embrione o il feto in via di sviluppo muoiono nell’utero per cause naturali o a causa dell’esposizione a sostanze non idonee all’uso durante il periodo della gestazione. Il termine aborto spontaneo si usa per descrivere questo processo quando si verifica durante le prime 20 settimane di gravidanza. Un aborto spontaneo che si verifica nel primo trimestre della gestazione (settimane dalla 1° alla 12°) è noto come aborto precoce mentre quello che si verifica nel secondo trimestre (tra la 13° e la 20° settimana di gravidanza) è un aborto tardivo.Tra le altre fattispecie abbiamo anche la gravidanza biochimica, un aborto spontaneo che può verificarsi entro quattro-cinque settimane dal concepimento.In tale condizione, il test di gravidanza darà un esito positivo per l’iniziale presenza della gonadotropina corionica (beta-hCG) nel corpo materno,ma un eventuale esame ecografico non rileverà né la presenza dell’embrione, né della camera gestazionale.
Gli aborti spontanei sono una condizione complessa e difficile da trattare, provocando delle enormi sofferenze a livello sia fisico che psicologico. Secondo quanto svelato dallo studio Miscarriage matters: the epidemiological, physical, psychological, and economic costs of early pregnancy loss, pubblicato su The Lancet, si stima che ogni anno si verifichino circa 23 milioni di aborti spontanei in tutto il mondo, pari a 44 perdite al minuto, con un rischio di aborto spontaneo, tra tutte le gravidanze riconosciute, del 15,3%. Un dato, quest’ultimo, confermato anche dallo studio Recurrent first-trimester pregnancy loss: a practical approach to investigation and management, pubblicato sulla rivista Obstetrics, Gynaecology e Reproductive Medicine, secondo cui circa 1 gravidanza su 5 si conclude con un aborto spontaneo e l’aborto spontaneo ricorrente colpisce circa 1 paziente su 100. Circa il 60% delle pazienti con aborti spontanei ricorrenti riesce successivamente a portare a termine una gravidanza ma nonostante queste statistiche e la possibilità di un futuro successo, la perdita di una gravidanza può avere un impatto emotivo devastante, causando spesso dolore, ansia e disagio psicologico significativi alle persone coinvolte. E in Italia? Sulla base delle ultime rilevazioni dell’ISTAT,nel 2025, sono state quasi 30mila (27.728) le dimissioni ospedaliere delle donne italiane per aborto spontaneo, un dato che accende un campanello d’allarme nonostante i casi registrati siano significativamente diminuiti, passando dalle 61.580 dimissioni del 2016 alle 41.427 registrate nel 2023.
La maggior parte degli aborti spontanei che si verificano sono aborti precoci e tra i principali fattori di rischio figurano: problemi cromosomici di natura genetica; problemi ormonali quali bassi livelli di progesterone, problemi alla tiroide e Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS); infezioni (listeria, Toxoplasmosi, trasmessa da gatti o dalla carne cruda; malattie sessualmente trasmissibili come la clamidia o la gonorrea); l’età molto giovane o avanzata della donna (meno di 20 anni e più di 35 anni); l’età avanzata dell’uomo (più di 40 anni); un indice di massa corporea molto basso o molto alto; precedenti aborti spontanei. E ancora il fumo, l’alcol, lo stress, il lavoro notturno, l’inquinamento atmosferico e l’esposizione ai pesticidi. Vi è poi un tema sociale in cui, troppo spesso, non si dà il giusto peso all’aborto e la donna non viene accompagnata e sostenuta nel modo giusto. Basti pensare che i trattamenti per un aborto vengono effettuati all’interno dei reparti maternità degli ospedali e delle cliniche, il che rende molto straziante la situazione emotiva della donna. “Circa il 25% delle donne sperimenta sanguinamenti nel primo trimestre di gravidanza, con circa la metà di questi casi che porta a un aborto spontaneo – spiega la Dott.ssa Ilaria Vasselli, ginecologa della divisione scientifica di Sestre esperta in fisiopatologia della riproduzione e sessuologa – Esiste un interesse nell’identificare i fattori predittivi associati all’aborto spontaneo e nella necessità di creare protocolli di cura post-aborto. È utile implementare un supporto psicologico mirato per le donne che hanno subito aborti spontanei, data la persistenza di vulnerabilità psicologiche fino a 1 anno dopo l’evento. Inoltre attuare screening nutrizionali completi e interventi mirati per le donne in gravidanza, prestando particolare attenzione ai micronutrienti essenziali e ai livelli di ferro, per mitigare il rischio di complicanze gestazionali. Gli acidi grassi – conclude Vasselli – esercitano una modulazione differenziale dell’immunità gestazionale, contribuendo al rimodellamento immunitario specifico del tessuto e avendo implicazioni cliniche per gli esiti della gravidanza.”
Gli studi scientifici dimostrano che le scelte alimentari influenzano la probabilità di concepimento, sia in modo naturale che con l’aiuto di trattamenti come la fecondazione in vitro. Il cibo fornisce energia al corpo, ma influenza anche il funzionamento dell’apparato riproduttivo. Gli ormoni che regolano l’ovulazione e la produzione di spermatozoi sono sensibili ai nutrienti, e carenze o squilibri possono compromettere questi delicati processi. Dall’acido folico alla vitamina D, sono diversi i nutrienti fondamentali da assumere per poter riuscire a ridurre il più possibile il rischio di incorrere in un aborto spontaneo. La dieta materna, come svelato dallo studio The Association Between Periconceptual Maternal Dietary Patterns and Miscarriage Risk in Women With Recurrent Miscarriages: A Multicentre CohortStudy, realizzato da un’equipe in cui figurano le università di Birmingham e Oxford, influenza gli esiti della gravidanza, la salute della prole e i futuri esiti della salute materna. Questa conoscenza è supportata da prove che dimostrano come le carenze nutrizionali materne aumentino il rischio di complicanze in gravidanza, tra cui difetti cardiaci congeniti, aborto spontaneo e difetti del tubo neurale. Ma non sempre le complicanze sono immediate, un ridotto apporto di nutrienti dalla madre al feto, comporta una serie di adattamenti a carico degli organi, delle attività metaboliche, della produzione ormonale, della reattività immunitaria e della funzione cardiocircolatoria del nascituro. Questo può comportare una ridistribuzione dei flussi sanguigni e dell’assetto genico, di cui il feto conserverà memoria per tutto il resto della vita futura, potendosi manifestare sotto forma di anomalie comportamentali e di vere e proprie patologie a carico di vari distretti e delle loro attività funzionali.
“Investire nella nutrizione e integrazione preconcezionale e nei primi giorni di gravidanza significa, quindi, intervenire in una finestra critica che può fare la differenza tra una gravidanza che si interrompe e una che evolve fisiologicamente. Un buon integratore come FERT mamma fornisce i nutrienti essenziali per sostenere l’embriogenesi, favorendo un impianto efficace e uno sviluppo embrionale fisiologico.” – dichiara Sabrina Fiorentino, CEO e responsabile scientifica di Sestre
Ecco quali sono, secondo le esperte di Sestre, i migliori nutrienti da assumere per riuscire a ridurre il rischio di avere un aborto spontaneo:
- Acido Folico: l’acido folico è cruciale per la prevenzione di malformazioni congenite, in particolare i difetti del tubo neurale come la spina bifida. Si trova in verdure a foglia verde, agrumi e legumi. L’integrazione nelle giuste dosi di acido folico può ridurre significativamente il rischio di aborto spontaneo. Nella scelta dell’integratore preferire la forma attivata dell’acido folico, si può leggere Metil-folato, 5-MTHF, Acido 5-metiltetraidrofolico.
- Colina: svolge un ruolo fondamentale nel supportare la fase iniziale di impianto ed embriogenesi, andando a ridurre il rischio di aborti nelle prima settimane di gestazione. Le cellule progenitrici fetali proliferano, migrano, si differenziano e subiscono apoptosi in momenti specifici durante lo sviluppo fetale. La colina è necessaria a queste cellule per la sintesi della membrana e per la metilazione. Diversi studi confermano i suoi effetti a lungo termine sulla salute del nascituro.
- Ferro: il fabbisogno aumenta notevolmente per supportare l’espansione del volume sanguigno materno e lo sviluppo del feto. Fonti importanti includono carne, pesce e legumi, il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Fonti vegetali come spinaci, fagioli e cereali fortificati possono ridurre il rischio di infertilità ovulatoria. È importante assumere il giusto dosaggio e forma negli integratori per favorirne l’assorbimento.
- Omega-3 (DHA): l’acido docosaesaenoico (DHA) è fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso e della retina del feto. Pesce azzurro e pesce di piccola taglia ne sono ricche fonti. Assicurarsi di assumere integratori con bassi livelli di tossicità, con alti livelli di qualità e origine garantita degli omega-3.
- Calcio: fondamentale per la formazione dello scheletro e dei denti del nascituro, oltre a tutelare la salute ossea della madre. Si trova in latte, latticini e verdure a foglia verde.
- Vitamina D: nota come la “vitamina del sole”, è cruciale per il corretto sviluppo osseo del bambino e il supporto al sistema immunitario. È presente in uova e alcuni alimenti fortificati e aiuta a regolare gli ormoni riproduttivi; bassi livelli sono associati a una ridotta fertilità.
- Antiossidanti (vitamine C, E, selenio, zinco): proteggono ovuli e spermatozoi dai danni ossidativi e sono fondamentali nella fase preconcezionale.