martedì, 12 Maggio 2026

DECRETO PA. FVM: “ARRIVERÀ UN DANNO REALE ALLE RETRIBUZIONI DELLA DIRIGENZA PUBBLICA”

Roma 5 maggio 2026 – L’ipotesi confusionaria di “riforma della Pubblica Amministrazione” contenuta nel Disegno di legge “Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performances del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni” ha diversi intenti sbagliati e dannosi. 

In primo luogo il DDL prevede molte discutibili scorciatoie nei riguardi dell’obbligo del concorso previsto dalla Costituzione per accedere ai ruoli dirigenziali della PA già abbondantemente aggirato da consuetudini che avrebbero invece necessitato di un ritorno a rigore costituzionale. 

In secondo luogo altera unilateralmente le prerogative contrattuali della Dirigenza e prevede espressamente un passaggio automatico di risorse contrattuali dai fondi della Dirigenza ai fondi del personale non dirigente.

L’articolo 3 comma 1 lettera b del DDL, dopo aver stabilito che la massima valutazione può essere riconosciuta a non più del 30% del personale dirigente e un altro 20% può ottenere una valutazione “eccellente” stabilisce che “le economie derivanti dalla riduzione della retribuzione legata alla performance del personale dirigenziale, sono destinate all’incremento delle risorse per la retribuzione della performances del personale non dirigenziale in deroga all’articolo 23 comma 2 del Dlgs 25 maggio 2017 n.75″.

In pratica si riducono i fondi della Dirigenza per implementare quelli del comparto, limitando la retribuzione legata della performance al 50% dei Dirigenti e riversando le economie che ne derivano ad altre figure diversamente contrattualizzate. 

Questo che si sta prospettando è un ulteriore furto al personale dirigenziale e un attacco inaudito all’autonomia dei contratti di lavoro delle Aree Dirigenziali. 

Si tratta di un’iniziativa senza precedenti che si può spiegare solo con una grave incompetenza giuslavoristica o con la malcelata intenzione politica di alterare le regole della convivenza sociale tra Stato e funzionari. 

Questa iniziativa legislativa della maggioranza di governo innesca un’assurda competizione interna sui luoghi di lavoro tra dirigenti e dipendenti che non può che peggiorare il clima e la serenità del lavoro nelle amministrazioni è riversarsi in un non auspicabile conflitto tra governo e organizzazioni sindacali.

Il Disegno di legge è già stato votato alla Camera lo scorso 28 gennaio 2026 ma urge il suo ritiro e una sua ampia e concertata revisione. 

Le forze politiche più consapevoli del valore dei rapporti tra governo e professionisti dirigenti si facciano parte attiva per disinnescare questa bomba a orologeria.  

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