sabato, 2 Maggio 2026

Fascicolo Sanitario Elettronico, AISI: sanità pronta ma gateway regionali a singhiozzo. 70% dati clinici resta invisibile in metà Regioni

«FSE 2.0. Il 31 marzo è passato, ma la frammentazione regionale blocca l’accesso ai dati: le imprese producono documenti nativi digitali, ma le amministrazioni locali devono ancora attivare i canali di ricezione»

ROMA, 2 MAGGIO – Con la scadenza del 31 marzo 2026, l’Italia è entrata nella fase decisiva per l’operatività del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) 2.0. AISI evidenzia uno scenario a doppia velocità: nelle regioni dove le infrastrutture sono operative, la sanità privata — secondo il Report annuale Agenas 2025 (pubblicato il 22/01/2026)— assicura il 40% delle prestazioni specialistiche e della diagnostica nazionale ed è il principale motore di alimentazione dei dati. Tuttavia, la mancata attivazione dei gateway in metà del Paese impedisce a milioni di referti di confluire nel sistema, vanificando gli investimenti tecnologici.

KARIN SACCOMANNO (AISI): «STRUTTURE ALLINEATE, ORA SERVE EQUITÀ DIGITALE»
«Le nostre strutture producono dati nativi digitali già codificati secondo gli standard HL7 CDA2, ma i gateway regionali non sono ancora pronti a riceverli», dichiara Karin Saccomanno, Presidente AISI. «È una questione di equità: chi sceglie il privato ha lo stesso diritto di vedere la propria storia clinica digitalizzata».

L’ANALISI: I DATI DELL’INVISIBILITÀ E IL REGOLAMENTO EUROPEO EHDS
Il Monitoraggio FSE 2.0 della Presidenza del Consiglio (Dipartimento per la Trasformazione Digitale) conferma l’asimmetria: nelle regioni leader l’integrazione supera l’85%, mentre in diverse aree del Centro-Sud meno del 30% dei referti viene indicizzato. Oltre il 70% del patrimonio informativo resta quindi invisibile per assenza di gateway collaudati.
Il ritardo pesa anche sul piano normativo: la Legge 118/2022 lega l’alimentazione del FSE all’accreditamento, mentre il Regolamento (UE) 2025/327 (EHDS) impone la libera circolazione dei dati sanitari tra Stati membri.

GIOVANNI ONESTI (AISI): «SERVE UNA REGIA TECNICA NAZIONALE»
«Non è un problema delle imprese, ma di governance», osserva Giovanni Onesti, Direttore Generale AISI. «E’ come se oggi ogni impresa dovesse affrontare 21 collaudi differenti per 21 regolamenti regionali differenti. Serve un modello unico nazionale che uniformi l’accesso ai gateway».

FABIO VIVALDI (AISI): «INTEROPERABILITÀ È SICUREZZA CLINICA»
«L’interoperabilità significa riduzione degli esami duplicati e disponibilità immediata dei dati nelle emergenze», conclude Fabio Vivaldi, Segretario Generale AISI. «Oltre il 50% degli italiani utilizza già servizi digitali: ora serve completare l’ultimo miglio».

AISI chiede l’attivazione uniforme dei gateway regionali e una regia nazionale per garantire piena interoperabilità tra pubblico e privato.

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