Nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare e senza una aterosclerosi significativa, l’impiego di evolocumab riduce del 31% il rischio di un primo evento cardiaco.
Un cambio di prospettiva nella gestione dei pazienti che punta ad allontanare precocemente il rischio di infarto miocardico, ictus ischemico o rivascolarizzazione indotta da ischemia.
I risultati dell’analisi di un sottogruppo dello studio, che ha coinvolto più di 3.000 pazienti, Vesalius sono stati presentati al recente congresso Annuale dell’American College of Cardiology (ACC).
“I risultati con evolocumab segnano un cambio di paradigma nella gestione dei pazienti diabetici a rischio cardiovascolare alto o molto alto, senza precedenti eventi, sia con che senza aterosclerosi significativa – afferma Paolo Fiorina, Professore Ordinario di Endocrinologia, Università degli Studi di Milano e Direttore di Endocrinologia, ASST Fatebenefratelli Sacco. “Nella pratica clinica, diventa quindi importante identificare precocemente questi pazienti e adottare fin da subito strategie più intensive per la riduzione del C-LDL, con l’obiettivo di ridurre il rischio di un primo evento e modificare la storia naturale della patologia, in modo efficace e sicuro. È un cambio di prospettiva che rappresenta un passaggio cruciale verso una medicina sempre più preventiva, personalizzata e integrata.”
L’analisi di questi nuovi dati arricchisce le evidenze dello studio VESALIUS-CV, lo studio clinico globale di Fase 3, in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, che ha valutato l’impatto della riduzione del colesterolo C-LDL con evolocumab sugli eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE) in adulti ad alto rischio cardiovascolare senza precedente infarto miocardico o ictus.
I risultati dello studio di VESALIUS-CV sono stati pubblicati nel novembre 2025 sul New England Journal of Medicine.