Sono state eseguite all’ospedale Alto Vicentino, tra i primi centri in Triveneto, sette procedure
di ablazione mediante elettroporazione su altrettanti pazienti per curare la fibrillazione atriale
Sono state eseguite con successo nei giorni scorsi, presso la Cardiologia dell’ospedale di Santorso, le prime 7 procedure di ablazione di fibrillazione atriale mediante l’uso di elettroporazione.
Questa metodica, che rappresenta una novità assoluta negli ospedali dell’ULSS 7 Pedemontana ed è disponibile solo in pochi centri selezionati, viene utilizzata per curare la fibrillazione atriale eliminando i rischi di complicanze legati all’uso dell’energia termica.
Il dott. Antonio Rossillo, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’ospedale di Santorso, spiega i vantaggi di questa tecnologia innovativa: «Da oltre 25 anni ormai si utilizza la metodica dell’ablazione per il trattamento della fibrillazione atriale. Tipicamente questo avviene mediante l’uso di un’energia termica che colpisce i tessuti malati e li distrugge con un’ustione da caldo (radiofrequenza, ndr.) o da freddo (crioenergia, ndr.) creando una barriera tra le vene polmonari (punto di partenza dell’aritmia) e l’atrio. L’ablazione mediante elettroporazione, invece, sfrutta una diversa tipologia di energia che ha il vantaggio di un’elevata selettività: il campo elettrico generato infatti colpisce solo le cellule cardiache responsabili dell’aritmia, preservando gli altri tessuti quali nervi, arterie, vene e muscoli. Questo rende l’elettroporazione una metodica altamente efficace e allo stesso tempo più precisa, e dunque più sicura per i pazienti, rispetto ad altre forme di ablazione. È una tecnologia che negli ultimi anni, nella comunità medica internazionale, ha registrato una grande sviluppo ma il potenziale di applicazione da esplorare è ancora molto ampio e come Cardiologia di Santorso seguiremo con attenzione la sua evoluzione, per mettere con tempestività a disposizione dei pazienti i benefici di questa tecnica all’avanguardia».
Il trattamento viene svolto in anestesia generale, sotto il monitoraggio dell’ecografia intracardiaca, consentendo così di guidare con estrema precisione i movimenti del catetere nelle differenti varianti anatomiche. Quindi si procede con il trattamento vero e proprio, mediante il rilascio di diverse applicazioni di un grande campo elettrico della durata di pochi secondi, ognuna ottenendo l’isolamento elettrico delle vene polmonari. La procedura complessivamente ha una durata di circa un’ora e generalmente il paziente viene dimesso già il giorno dopo e inserito in un percorso di controlli periodici per confermare il buon esito a lungo termine.
Il tutto per una patologia, la fibrillazione atriale, che può presentarsi in pazienti di ogni età con una prevalenza del 2% nella popolazione generale, che può arrivare fino al 15% negli ultraottantenni e che risulta invalidante, perché può compromettere in modo significativo la qualità di vita, aumentare il rischio di gravi complicanze cardiovascolari quale ictus, scompenso cardiaco e demenza.