Il 21 marzo è la giornata mondiale della sindrome di Down: la storia di buona sanità e amicizia di una giovane donna di Roma e dello staff del prof. Fausto Castriota, Responsabile della Cardiologia Interventistica e Direttore Heart Valve Center di Maria Cecilia Hospital
Cotignola (RA), 19 marzo 2026 – Francesca è una giovane donna di poco più di trent’anni, romana, con la sindrome di Down che, sin da piccolissima, si è ritrovata a dover fare i conti con una forma di cardiopatia congenita particolarmente complessa che le ha provocato anni di sofferenze e disagi. Sul suo percorso, però, ha incontrato un dottore, il prof. Fausto Castriota, responsabile della Cardiologia Interventistica e Direttore Heart Valve Center a Maria Cecilia Hospital, ospedale di Alta Specialità di GVM Care & Research, e la sua straordinaria équipe, che oltre a riconsegnarle fiducia nel suo futuro, sono diventati un punto di riferimento e una presenza affettiva importante nella sua nuova vita.
Una storia di bella sanità e amicizia che assume un significato ancora più potente in vista della Giornata internazionale della sindrome di Down, che si celebra il 21 marzo, primo giorno di primavera, la stagione della rinascita per eccellenza.
Francesca è affetta fin dalla nascita da una patologia della valvola tricuspide, una delle quattro valvole cardiache, situata tra l’atrio e il ventricolo destri. Il suo compito è regolare il flusso sanguigno dall’atrio al ventricolo, impedendo al sangue venoso non ossigenato di tornare indietro durante la contrazione del cuore, garantendo così che venga diretto verso i polmoni. Una valvola piccolissima, ma fondamentale per la nostra vita.
Da subito appare chiaro che non c’è altra possibilità che sottoporla a un intervento chirurgico per correggere il difetto e provare a offrirle una qualità di vita migliore. Al primo intervento di valvuloplastica eseguito nel 1994, quando Francesca aveva solo un anno di vita, ne seguono altri nel 1999, 2002 e nel 2006. La situazione, però, non migliora stabilmente e dal 2009 diventano frequenti i ricoveri per scompenso cardiaco.
La prima svolta arriva nel 2018, quando Francesca arriva a Maria Cecilia Hospital di Cotignola. Qui l’incontro con il prof. Castriota che, dopo un’approfondita analisi della situazione, decide di operarla per sostituire la valvola biologica che era stata precedentemente impiantata in un altro ospedale e poi fisiologicamente degenerata, un intervento complesso chiamato valve in valve che era stato sconsigliato in altre strutture alle quali la famiglia della giovane si era rivolta. L’intervento riesce e poco tempo dopo, nella struttura romagnola si procede anche all’impianto di un pacemaker.
La situazione si stabilizza, ma il percorso per un ritorno alla vita piena riserva ancora qualche prova. Quattro anni dopo Francesca deve fare i conti con nuovi sintomi che pregiudicano lo svolgimento delle attività quotidiane, come tosse persistente, manifestazioni di cardiopalmo e una condizione di stanchezza cronica.
Così, nel maggio del 2022, il prof. Castriota decide di effettuare una nuova valvuloplastica percutanea, ovvero senza incisione del torace ma con l’ausilio di piccole cannule introdotte attraverso la vena femorale che conducono la protesi sino alla sede in cui deve essere impiantata.
“Queste patologie possono essere diagnosticate in età pediatrica, come nel caso di Francesca, oppure solo in età adulta e spesso richiedono, nel corso della vita, nuovi interventi e revisioni delle procedure già eseguite – spiega il professor Fausto Castriota –. Per questo è fondamentale che i pazienti si affidino a centri altamente specializzati. Solo attraverso un follow up costante e competenze dedicate è possibile garantire nel tempo la migliore qualità di vita possibile”.
Oggi, a distanza di quattro anni, Francesca sta bene. Ha ripreso a dedicarsi alle sue passioni ed è riuscita anche ad ottenere il foglio rosa in vista dell’esame per la patente. In tutti questi anni è rimasta sempre in contatto con il dottore e con lo staff che l’ha curata, creando un rapporto di amicizia e affetto che è andato rafforzandosi di anno in anno.
“Sono nata con la Sindrome di Down e una cardiopatia congenita importante – racconta Francesca -, ma vivo grazie all’incontro, nella mia travagliata vita, con i medici di GVM Care & Research e grazie alla professionalità e umanità del prof. Castriota. Quando nessuno voleva più operarmi lui mi ha aperto le braccia e le sue mani hanno fatto quello che alcuni chiamano miracolo ma che noi chiamiamo scienza e umanità. Grazie per l’amore che mi ha trasmesso e per avermi fatto sentire a casa ad ogni ricovero. Grazie per avermi ridonato la vita”.
La storia di Francesca dimostra quanto siano fondamentali i centri ad alta specializzazione e la continuità delle cure nel tempo, pilastri del modello di GVM Care & Research che puntano a raggruppare in team specialisti con competenze avanzate nella gestione dei casi complessi e professionisti che affianchino il paziente in un percorso assistenziale costante e coordinato, orientato al benessere duraturo del paziente. “Oggi la cardiologia interventistica consente di affrontare anche condizioni molto complesse, migliorando qualità e aspettativa di vita dei pazienti con cardiopatie congenite. Ma il vero valore aggiunto resta la presa in carico multidisciplinare e la collaborazione tra specialisti, che permette di accompagnare i pazienti dall’infanzia fino all’età adulta”, conclude il prof. Castriota.