mercoledì, 18 Marzo 2026

SARDEGNA, REPORT GIMBE SU CARENZA DI MEDICI DI MEDICINA GENERALE. ASSESSORATO SANITA’ PRECISA: “ARRIVANO SEGNALI DI INVERSIONE DI TENDENZA”

Cagliari 17 marzo 2026 – La rilevazione Gimbe sulla carenza dei medici di medicina generale in Sardegna descrive un problema reale, ma va letta correttamente nella sua dimensione temporale. I dati richiamati fotografano infatti una situazione maturata negli anni precedenti all’avvio dell’amministrazione Todde e che la stessa analisi Gimbe riconduce a cause strutturali presenti a livello nazionale, a partire da pensionamenti, insufficiente ricambio generazionale e perdita di attrattività della professione.
Oggi però quella fotografia, riferita alla Sardegna non rappresenta più un quadro statico: la Regione sta intervenendo con accordi rimasti fermi per oltre un decennio, incentivi economici mirati, semplificazione, programmazione territoriale e nuovi modelli organizzativi. È su questa base che gli uffici regionali registrano i primi segnali di inversione di tendenza, destinati consolidarsi ulteriormente nel prossimo periodo.
Dalle ultime rilevazioni degli uffici dell’Assessorato regionale della Sanità emerge che, alla fine del 2024, in Sardegna mancavano circa 543 medici di medicina generale. Oggi ne mancano 496, un numero che registra la diminuzione rispetto all’ultimo quinquennio delle sedi carenti nell’isola.

Ulteriori elementi emergono sul piano amministrativo: nel 2025 sono state approvate nei tempi le graduatorie regionali della medicina generale, con 519 partecipanti, mentre le graduatorie aziendali per incarichi temporanei e sostituzioni hanno registrato 1.873 partecipanti, a testimonianza di una rinnovata capacità del sistema di attrarre professionisti.
Occorre ricordare inoltre che sul piano delle azioni strategiche introdotte dall’assessorato della Sanità si annovera il rinnovo, dopo oltre 15 anni, dell’Accordo integrativo regionale per la medicina generale, che introduce misure volte a migliorare l’attrattività della professione e a rafforzare la presenza dei medici nei territori più carenti. In particolare, sono state previste indennità fino a 2.000 euro mensili per i professionisti che operano nelle aree disagiate, oltre all’attivazione di un tavolo dedicato alla semplificazione e alla riduzione degli oneri burocratici.

Parallelamente la Regione ha avviato inoltre un percorso di riorganizzazione della medicina territoriale attraverso l’implementazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, finalizzate a superare l’isolamento professionale e a promuovere modelli di lavoro integrati. A ciò si affianca il potenziamento delle infrastrutture della sanità di prossimità, con lo sviluppo delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali.
Non siamo ancora alla soluzione definitiva di una crisi accumulata in molti anni, ma siamo davanti a indicatori che mostrano un sistema più reattivo, più orientato e più capace di intercettare nuovi professionisti rispetto al passato. L’obiettivo della Giunta è consolidare e rafforzare questa inversione di tendenza, garantendo nel medio periodo una maggiore copertura territoriale e un miglior accesso alle cure per tutti i cittadini della Sardegna.

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