Presentato il volume “Lo spedale della Misericordia e Dolce” pubblicato nella collana della biblioteca dell’identità toscana della Regione –
Identità, urbanistica, storia culturale e sanitaria si intrecciano nel raccontare gli ultimi due secoli dell’ospedale Misericordia e Dolce di Prato e preservarne la memoria collettiva. La narrazione si dipana attraverso il volume “Lo Spedale della Misericordia e Dolce” di Alessandro Bicci e Claudio Sarti, pubblicato nella collana della Biblioteca dell’Identità Toscana della Regione Toscana e presentato stamani a Prato. Un percorso che attraversa alcuni dei momenti più significativi della storia italiana: dalla nascita dello Stato unitario alla Grande Guerra, dal Fascismo alla Seconda guerra mondiale, fino al periodo della ricostruzione, alla nascita delle Regioni e all’istituzione del servizio sanitario nazionale.
“Il testo colma un vuoto e si inserisce in un contesto storico particolarmente interessante” ha sottolineato il presidente della Toscana Eugenio Giani, intervenuto alla presentazione. Nel corso di un lungo excursus storico ha evidenziato come si parli “per la prima volta di sanità pubblica nel Regio decreto del 1875”, sottolineando “il ruolo storico della Toscana come punto di riferimento, anche grazie a modelli come gli statuti di Santa Maria Nuova e Santa Maria della Scala”. “Il libro – ha concluso Giani – non è un semplice racconto, ma un confronto continuo che mostra l’evoluzione della sanità pubblica, accompagnando questo processo di cambiamento fino ai giorni nostri”.
Il volume completa di fatto il percorso di studi avviato dal medico e scrittore Giuseppe Bologni sulla storia del Misericordia e Dolce fino alla fine del Granducato (1859). Il lavoro di Bicci e Sarti amplia la ricerca, concentrandosi sull’età moderna e contemporanea e mettendo a disposizione una documentazione in parte inedita. Duecentoventitré pagine corredato da una quarantina di fotografie che ripercorrono la storia dell’ospedale e il suo legame con la città, attraverso vicende storiche e passaggi istituzionali che hanno segnato profondamente la comunità pratese.
Il libro include anche un’appendice documentaria con alcune delle delibere più significative che hanno inciso sulla storia dell’ospedale: tra queste, quella del 12 aprile 1952, quando il consiglio di amministrazione annunciò la decisione di costruire un nuovo ospedale nell’area già occupata dal presidio Misericordia e Dolce.
Una delle prime relazioni dettagliate sull’ospedale risale al 1° marzo 1905: il complesso occupava allora una superficie di 7.030,80 metri quadrati e disponeva di 254 posti letto (108 per gli uomini e 146 per le donne). Oltre un secolo dopo, nel 2013, sarebbe stato inaugurato il nuovo e moderno ospedale Santo Stefano a Galciana.
La realizzazione del testo si basa su un ampio lavoro di ricerca che ha coinvolto studi d’archivio, biblioteche comunali, giornali dell’epoca e documenti inediti, tra cui le delibere conservate nell’archivio storico del Misericordia e Dolce dalla fine dell’800 fino agli anni ‘70 del 900.
“L’idea del libro è nata nel 2018 – spiega Claudio Sarti – quando qualcuno mi chiese la possibilità di celebrare gli ottocento anni dalla fondazione dell’ospedale della Misericordia. Da quella domanda, posta da una guida pratese, ho iniziato a riflettere e abbiamo promosso una serie di iniziative. A quel punto ci siamo resi conto che non esisteva ancora uno studio organico sulla storia novecentesca dell’ospedale. Da lì è nata l’idea di strutturare una ricerca utile non solo alla storia dell’istituzione sanitaria, ma anche alla storia della città. Così abbiamo iniziato a scriverla”.
“Una ricerca innovativa – sottolinea Alessandro Bicci – perché sviluppa l’argomento di come Prato sia cresciuta negli ultimi due secoli anche attraverso la sanità, con l’ospedale Misericordia e Dolce che è cresciuto strutturalmente cercando di rispondere sempre alle esigenze della popolazione. E’ stata utilizzata documentazione inedita, prevalentemente dell’Archivio di Stato di Prato, dove sono presenti circa seimila faldoni sulla storia dell’ospedale”.
“La storia della sanità pubblica si intreccia profondamente con quella delle persone e della comunità che questo ospedale ha servito nel tempo. Raccontarla significa valorizzare non solo l’evoluzione dei servizi, ma anche il contributo umano e sociale che ne ha accompagnato la crescita – afferma il direttore generale dell’Asl Toscana centro, Valerio Mari –. Tra i compiti della nostra Azienda rientra anche la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico legato alle strutture sanitarie. In questo senso, attraverso il ruolo che ricopriamo in ACOSI, Associazione Culturale degli Ospedali Storici Italiani, siamo impegnati a restituire e promuovere la memoria e l’identità dei nostri ospedali”.
“Questo volume restituisce pienamente il senso della storia della città, riportando al centro il legame profondo tra l’ospedale e la comunità pratese” ha concluso il presidente della Fondazione di Santa Maria Nuova e di Acosi, Giancarlo Landini, che ha ringraziato gli autori per il puntuale lavoro di ricerca, che ha permesso di ricostruire la vicenda dell’ospedale, una storia che, idealmente, coincide e si intreccia con quella di Prato stessa.
Nota sugli autori
Alessandro Bicci è laureato in Scienze politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Ha svolto numerose ricerche sulla storia di Prato tra l’Unità d’Italia e l’età contemporanea. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Il Premio letterario Prato (1948-1990). Storia di un’iniziativa culturale (Pentalinea, 2017); Prato: storia di un ospedale mai inaugurato (con Claudio Sarti, Polistampa, 2019); e la collaborazione al volume La Spagnola in Toscana. Saggi sulla pandemia influenzale del 1918-1920 (Viella, 2024).
Claudio Sarti è laureato in Scienze politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Dal 1984 lavora nella sanità pubblica pratese: nel 1999 diventa dirigente amministrativo della USL di Prato. È stato responsabile della Comunicazione e delle Relazioni esterne dell’azienda sanitaria dal 2002 al 2014 e in questo ruolo ha seguito sin dall’inizio la progettazione e la realizzazione del nuovo ospedale Santo Stefano. Attualmente è dirigente della AUSL Toscana Centro ed è presidente della Fondazione AMI Prato. È coautore della pubblicazione Prato: storia di un ospedale mai inaugurato (con Alessandro Bicci, Polistampa, 2019).