mercoledì, 11 Marzo 2026

Giornata contro violenza sanitari. Bari, al Pronto Soccorso del Di Venere casi di violenza dimezzati in un anno, grazie a corretta comunicazione con utenti

Infermieri di processo, corsi di de-escalation, procedure organizzative e sistemi di allarme: tutti gli strumenti in campo per provare a gestire un fenomeno complesso. Grazie alle attività formative cresce la consapevolezza degli operatori. L’effetto positivo sul Pronto Soccorso del Di Venere: casi di violenza dimezzati in un anno, grazie ad una corretta comunicazione con gli utenti

Bari, 11 marzo 2026 – Quasi 200 infermieri di processo formati, 350 operatori di Pronto Soccorso e Servizi psichiatrici impegnati in corsi di gestione dei conflitti (de-escalation), ma anche nuove procedure organizzative e, quando servono, sistemi di allarme. Sono diversi gli strumenti di prevenzione e formazione messi in campo dalla ASL Bari per “allentare la tensione”, provare cioè a spegnere ogni piccola “scintilla” da cui possono avere origine aggressioni ai danni di chiunque indossi un camice o una divisa: medici, infermieri e operatori 118 che si occupano della salute di tutti.

Un fenomeno complesso, posto al centro dell’evento organizzato dal Comitato Unico di Garanzia della ASL Bari (presieduto da Lorenzina Maria Proscia) per il prossimo 12 marzo 2026, nell’auditorium “Arcobaleno” dell’ex CTO (ore 8.30 – 14), in occasione della “Giornata Nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio sanitari”. Una giornata di confronto e riflessione che sarà aperta dai saluti istituzionali di Vito Montanaro, direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia e Luigi Fruscio, direttore generale ASL Bari, e arricchita dalle testimonianze di operatori vittime di violenza, nonché di addetti ai lavori e professionisti impegnati nel rafforzare strumenti concreti di prevenzione, consapevolezza organizzativa e cultura del rispetto e, parallelamente, nel creare ambienti di lavoro protetti per gli stessi operatori e capaci di garantire ai cittadini non solo cure più appropriate e di qualità ma anche spazi di cura più accoglienti.

Gli strumenti e la strategia di contrasto

Un equilibrio da trovare anche analizzando i numeri di un fenomeno che resta rilevante. Il confronto tra 2024 e 2025, secondo le Relazioni annuali del Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale, evidenzia segnali di maggiore consapevolezza e rafforzamento delle misure di prevenzione (protocolli operativi e segnalazione eventi critici, sistemi di vigilanza e allerta), accanto allo sforzo della ASL Bari di creare tra operatori, utenti e pazienti un canale diretto di comunicazione e ascolto, grazie all’impiego in tutti i Pronto Soccorso della figura dell’infermiere di processo. Con un primo segnale confortante che arriva dal PS del “Di Venere”, dove nel 2025 è stato registrato un decremento del 50% di segnalazioni rispetto all’anno precedente (3 contro 6).

«La sicurezza dei nostri operatori è una priorità assoluta – commenta Luigi Fruscio, direttore generale della ASL Bari –. Stiamo investendo su formazione, organizzazione e comunicazione perché la prevenzione nasce prima di tutto da ambienti di lavoro più strutturati e da un rapporto più chiaro e trasparente con i cittadini. I primi risultati, come quelli registrati al Pronto Soccorso del Di Venere, ci incoraggiano a proseguire su questa strada».

«Contrastare la violenza contro gli operatori sanitari significa tutelare il diritto alla salute di tutta la comunità – afferma Vito Montanaro, direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia –. La Regione sostiene con convinzione percorsi di formazione, modelli organizzativi innovativi e investimenti sulla sicurezza. Ridurre la tensione nei luoghi di cura vuol dire migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare il patto di fiducia tra sistema sanitario e cittadini».

I numeri del fenomeno

Il “nodo” restano gli eventi violenti. Nel 2024, infatti, sono state registrate complessivamente 130 segnalazioni, diventate 160 nel 2025. Un incremento che va letto anche come effetto di una maggiore sensibilizzazione del personale e di una più diffusa applicazione della procedura aziendale di segnalazione.

Nel 2024 oltre il 54% degli episodi si era concentrato nell’Area Metropolitana; nel 2025 la percentuale scende al 40%, pur restando il Comune di Bari il territorio più interessato.

La maggior parte delle aggressioni è di tipo verbale: 86,7% nel 202471,9% nel 2025. Le aggressioni con componente fisica (fisiche o miste) nel 2025 superano complessivamente il 20% dei casi. Nel 2024, il 22,3% degli operatori ha riportato giorni di prognosi (159 giorni complessivi); nel 2025 la percentuale scende al 16,3%, ma i giorni totali di assenza salgono a 204. Nel 2025, inoltre, viene rilevato nel 10% dei casi un danno psicologico, segno di una maggiore attenzione anche agli effetti collaterali, non solo fisici, dell’aggressione.

Le statistiche confermano la forte incidenza del fenomeno a danno delle operatrici sanitarie: sono donne il 70,8% delle vittime nel 2024 e il 63,8% nel 2025, dato in linea con le statistiche nazionali INAIL. Nelle relazioni aziendali emergono altre evidenze: medici e infermieri – a seguire gli psichiatri- restano le categorie più colpite. La maggior parte delle aggressioni proviene dall’esterno (pazienti, parenti, utenti): 87% nel 2024 e 81,9% nel 2025. Le aggressioni tra colleghi si mantengono costanti intorno al 9–10%.

Parallelamente cresce l’impegno aziendale nell’analisi e nella prevenzione: 48 audit effettuati nel 2024, saliti a 58 nel 2025. Le criticità più frequenti su cui si è intervenuti hanno riguardato aspetti organizzativi, la condivisione delle procedure, il rafforzamento della vigilanza, la formazione sulla gestione della de-escalation e, in generale, il miglioramento della comunicazione con l’utenza. Nel 2025 sono stati attivati corsi specifici per il personale dei Servizi psichiatrici ospedalieri (SPDC), SET 118 e Pronto Soccorso, con ampliamento previsto nel 2026.

Il fenomeno delle aggressioni resta dunque una priorità per la tutela della salute e della sicurezza di operatrici e operatori. Il confronto dei dati mostra che, accanto ai numeri, cresce la capacità dell’organizzazione di intercettare, analizzare e affrontare il problema con strumenti strutturati, nell’ottica di garantire ambienti di lavoro più sicuri per chi ogni giorno si prende cura dei cittadini.

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