Sanità, in Italia preoccupano pandemie e disinformazione. Più temuti che in Ue anche gli errori medici La Penisola a confronto con Francia, Germania e Spagna nel primo Rapporto prospettico sulle vulnerabilità per le strutture sanitarie al 2035, realizzato dal gruppo mutualistico Relyens
Milano, 6 marzo – La preparazione alle pandemie e alle minacce sanitarie emergenti, insieme alla disinformazione e alla sfiducia dell’opinione pubblica sono i due rischi più sentiti in Italia: li temono il 67% degli intervistati contro una media dei maggiori partner Ue rispettivamente del 55% e del 49%. A livello europeo, invece, al primo posto si colloca il rischio legato alla carenza di personale (72%) mentre in Italia è solo al quinto posto (56% del campione). Sono alcuni dei dati relativi al Belpaese emersi nel Rapporto prospettico dedicato ai fattori di rischio per le strutture sanitarie europee entro il 2035, realizzato da Relyens, gruppo mutualistico di riferimento in Europa nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità. La ricerca, presentata due giorni fa durante l’evento per il decennale di Relyens Italia, è stata condotta da Ipsos su 924 dirigenti e professionisti della salute italiani, francesi, tedeschi e spagnoli.
Tornando ai numeri, preoccupano di più che nel resto d’Europa (59% versus 56%) gli errori medici e correlati alla sicurezza del paziente, al punto da guadagnare il terzo posto nella classifica italiana dei rischi.
Nel dettaglio, da un raffronto con Francia, Germania e Spagna, saltano subito all’occhio le diverse percezioni delle vulnerabilità. E così nella scala di allarme, quello delle diseguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria è un nodo molto sentito in Italia. Anzi, rientra tra i primi tre più percepiti (lo evidenzia il 61% degli intervistati), dopo l’invecchiamento della popolazione, che spaventa il 68% del campione, e la carenza di personale, problema avvertito dal 63% dei rispondenti. L’aumento dei costi sanitari, molto sentito negli altri tre grandi Stati Ue, non rientra tra le prime tre emergenze generali in Italia. Anche se poi il campione nostrano lo mette in cima alle incognite su cui si sente meno preparato (43%).
Se sul fronte della carenza di personale, dunque, la Penisola si considera meno vulnerabile rispetto alla media europea – con uno scarto di ben 9 punti percentuali (il 42% del campione italiano contro il 51 di quello europeo) -, è nella gestione delle pandemie che vacilla di più: si sente impreparato il 42% degli intervistati mentre nel resto d’Europa il nodo non rientra nella top ten dei rischi. Complice probabilmente la posizione geografica e quindi la maggiore familiarità con il fenomeno, l’Italia non teme infine l’impatto delle migrazioni sui sistemi sanitari transfrontalieri, non a caso si ritiene più preparata a gestirne i rischi correlati rispetto alla media Ue (è temuto dal 35% del campione italiano contro il 44% di quello europeo).
In conclusione, la Penisola è più serena sulle prospettive a breve termine, 5 anni (11% contro il 25% medio negli altri Stati considerati) mentre appare più allarmata sulla salute del Ssn a dieci anni, anche se comunque al di sotto di 6 punti rispetto agli altri grandi Paesi (31% contro 37%).
Guido Bertolaso, assessore al Welfare Regione Lombardia, ha evidenziato: “La gestione del rischio è una delle sfide più difficili che ci troviamo ad affrontare, e nessuno può sottrarsi. Siamo a un bivio: o cambiamo e riorganizziamo il Servizio sanitario nazionale o andiamo incontro a serie difficoltà. Dobbiamo rompere il distacco tra territorio e strutture di riferimento, per costruire un Ssn davvero integrato e coeso. È fondamentale trasferire la cultura della gestione del rischio a tutti coloro che ricoprono ruoli specifici sul territorio, non solo ai Risk manager. Dobbiamo fare tesoro degli errori come paradigma di miglioramento, investendo con forza sulla prevenzione primaria e secondaria. E dobbiamo farlo facendo leva sulle nuove tecnologie che, come strutture pubbliche, siamo ancora troppo lenti ad applicare nella quotidianità. Infine, la tempestività: agire rapidamente è oggi un imperativo assoluto per chi ha responsabilità di gestione sanitaria. I cittadini chiedono risposte rapide ed efficaci, e noi dobbiamo essere in grado di fornirle”.
Federico Gelli, direttore Sanità, welfare e coesione sociale Regione Toscana, già parlamentare e primo firmatario della legge 24/2017 sulla responsabilità sanitaria in Italia, durante l’evento ha sottolineato: “Le aziende sanitarie hanno bisogno di strumenti che le mettano nelle condizioni di programmare, prevenire e gestire in modo efficace il rischio clinico. Un modello integrato di risk management implica innovazioni organizzative e procedurali, ma anche un forte investimento sulla formazione del personale. Già la nostra legge stimola gli enti in questa direzione, oltre che sul terreno della trasparenza e dell’accountability”.
Mentre Fabrizio d’Alba, presidente di Federsanità e direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma, si è soffermato sull’aspetto informativo: “La disinformazione rappresenta oggi uno dei principali fattori di fragilità per i sistemi sanitari, perché alimenta sfiducia e altera la percezione dei rischi reali, con ripercussioni sull’adesione dei cittadini ai percorsi di prevenzione e cura. La gestione del rischio, dunque – ha proseguito -, è sì uno strumento tecnico, ma prima ancora un processo culturale che coinvolge professionisti, istituzioni e comunità. Analisi degli eventi avversi, formazione continua e monitoraggio dei processi devono diventare pratiche diffuse e aiutarci a distinguere tra allarme e realtà, tra errore sistemico e responsabilità individuale. Sicurezza sanitaria significa anche trasparenza e condivisione: solo così si può ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini”.
A tirare le somme è stato Dominique Godet, direttore generale di Relyens: “Dieci anni dopo l’apertura della nostra prima sede a Roma, l’Italia è diventata un pilastro dello sviluppo europeo di Relyens. Implementando il nostro modello mutualistico, abbiamo dimostrato che una visione a lungo termine, basata sulla prossimità e sulla solidarietà, risponde alle sfide universali dei sistemi sanitari. Il dialogo costante con le strutture sanitarie italiane ci consente di affermare il nostro ruolo di risk manager, trasformando la gestione dei rischi in una vera e propria leva di resilienza operativa, ben oltre la semplice garanzia assicurativa. Il nostro percorso in Italia – ha concluso – illustra perfettamente la nostra identità: una crescita controllata, una competenza sul campo e un impegno costante nei confronti degli attori del settore sanitario”.