venerdì, 13 Febbraio 2026

Cardiologia interventistica dell’ospedale Regina Margherita di Torino a Mogadiscio

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L’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino arriva anche in Somalia e si conferma sempre più ospedale dei bambini del mondo, rafforzando la propria vocazione internazionale. Accanto al tradizionale programma di accoglienza dei piccoli pazienti nel Dipartimento di “Patologia e cura del bambino Regina Margherita” (diretto dalla professoressa Franca Fagioli), provenienti da Paesi in cui determinate cure non sono disponibili, si afferma un modello complementare: portare le competenze sul posto, formando medici e personale sanitario locale.

Dieci interventi salvavita in pochi giorni, in una delle città più difficili del mondo. Si è conclusa da poco la missione dei medici dell’OIRM nella capitale somala di Mogadiscio, dove una piccola équipe altamente specializzata ha portato la cardiologia pediatrica interventistica direttamente ai bambini che non avrebbero avuto altra possibilità di cura.

La squadra era composta da Lisa Bianchino, infermiera di terapia intensiva cardiologica, dall’anestesista rianimatore Daniele Ferrero e dal cardiologo pediatra Giuseppe Annoni. Una missione complessa sotto il profilo organizzativo e logistico, resa possibile anche grazie al sostegno diretto dell’Ambasciata italiana, e realizzata in un contesto che richiede costanti misure di sicurezza.

L’Horjoog Hospital di Mogadiscio, che ha ospitato la missione, è stato fondato dal medico somalo Shek Yussuf Abdirashid, laureato e specializzato in Cardiologia proprio a Torino, dove ha vissuto fino al 2022. È qui che arrivano ogni giorno bambini affetti da cardiopatie congenite, in un Paese segnato da anni di guerra civile e dalla presenza del gruppo terroristico Al Shabab. E domani sarà la Giornata mondiale delle cardiopatie congenite. 

L’origine del progetto risale al 2024, quando il giovane cardiologo somalo Mohamed Hussein, iscritto alla International Heart School di Bergamo, fondata dal professor Parenzan, ha frequentato l’emodinamica pediatrica del Regina Margherita (diretta dal dottor Giuseppe Annoni). Fin da subito Hussein si è distinto per determinazione e competenza. Il suo obiettivo era chiaro: non limitarsi a formarsi all’estero, ma riportare le conoscenze nella propria città per curare i bambini somali. Quel progetto oggi è diventato realtà.

«Siamo riusciti ad effettuare dieci procedure interventistiche salvavita, e la maggior parte è stata eseguita dal dottor Hussein, sotto la supervisione del nostro cardiologo», racconta Lisa Bianchino. Un risultato che non rappresenta soltanto un intervento clinico, ma un vero passaggio di competenze.

«Il passo successivo – spiega l’anestesista Daniele Ferrero – sarà formare un’infermiera di terapia intensiva pediatrica ed un anestesista rianimatore pediatrico. Per rendere il progetto stabile servono professionalità locali».

Il valore della missione non si misura solo nel numero degli interventi, ma nella prospettiva che apre: costruire autonomia sanitaria in un territorio dove le cure specialistiche pediatriche sono ancora estremamente limitate.

Ora la sfida è garantire continuità al progetto. Per farlo sono in corso ricerche di finanziamenti e partnership che possano sostenere le prossime missioni ed il percorso formativo.

Perché quei dieci interventi non restino un episodio isolato, ma l’inizio di un cambiamento duraturo per la cardiologia pediatrica in Somalia.

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