Bari, 6 febb.- Il decreto sulle liste di attesa che questo Governo ha varato dicembre 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 gennaio 2026, fino ad oggi non ha prodotto nessun risultato concreto, così, Ludovico Abbaticchio Presidente Nazionale dello SMI. Mancano ad esempio piattaforme nazionali, in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale che si caratterizzino come un servizio unico di verifica e di risoluzione delle richieste che arrivano alle aziende sanitarie.
Quello che sta nascendo, invece, in Puglia è un tentativo corretto sul piano istituzionale per tentare di offrire un servizio migliore al cittadino, ma il tutto deve partire da un miglioramento organizzativo e di prestazione d’opera che guardi in maniera forte al SSN pubblico.
Abbiamo la necessità di aver a disposizione un personale amministrativo e socio sanitario più preparato e formato; per questo è quanto mai urgente varare un programma di assunzioni nel settore medico e sanitario per migliorare l’offerta dei servizi alle persone.
Le idee e le proposte presentate dal Presidente della Puglia, Antonio Decaro, illustrate a margine della riunione di oggi della Conferenza Stato-Regioni, necessitano una grande attenzione e, a nostro avviso, possono essere un modello per le altre regioni.
I tagli sulla spesa sanitaria avvenuti nell’ultimo ventennio e l’a assenza di investimenti sulla medicina di prossimità, come ad esempio l’assistenza del malato cronico a domicilio e il rafforzamento del servizio 118 e della continuità assistenziale, hanno trasformato gli ospedali e i pronto soccorso assi esclusivi del sistema di assistenza pubblica. Paghiamo lo scotto di una totale fragilità fra la politica che non dà indirizzi adeguati e la gestione del sistema sanitario pubblico .
L’aumento della povertà ad esempio, la differenza di finanziamenti tra le regioni e le varie realtà territoriali esistenti hanno sempre indebolito il servizio pubblico. Si creano così le condizioni affinché chi può attendere o pagare aspetta o paga, chi non può pagare si affida ai professionisti del Servizio Sanitario Nazionale (ai Pronto Soccorso, al 118, ai medici di medicina generale e ai pediatri) professionisti che risultano essere già fortemente oberati dalla burocrazia e delle note AIFA. Il privato in sanità, spesso collegato a società multinazionali e ad assicurazioni, in questo immobilismo e/o confusione legislativa trova terreno fertile, cresce e la fa da padrone. Per ridurre le liste di attesa dobbiamo puntare sul sistema sanitario nazionale pubblico, il Governo Centrale deve investire con fondi più cospicui e vincolati per le Regioni che hanno già progetti obiettivi sperimentali e qualificati. Puntiamo, innanzitutto a valorizzare seriamente i lavoratori del settore (medici, operatori sociali e sanitari, amministratori, etc.). Ci vuole coraggio e responsabilità istituzionale: noi ci siamo!!