venerdì, 30 Gennaio 2026

Aderenza terapeutica e pazienti anziani: la non aderenza costa al SSN circa 2 miliardi di euro l’anno

Il progetto Eldercare indica 18 azioni prioritarie per migliorare la cura dei pazienti cronici, soprattutto anziani.

Milano, 30 gennaio – La mancata aderenza alle terapie croniche rappresenta una delle principali criticità della sanità pubblica italiana, con un impatto economico stimato in circa 2 miliardi di euro l’anno a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Un costo legato soprattutto a ricoveri evitabili, complicanze cliniche, ulteriori accertamenti diagnostici e terapie più complesse, ma che comprende anche un peggioramento della qualità di vita dei pazienti e un aumento del carico assistenziale sulle famiglie. Dai dati della letteratura, circa il 40% dei pazienti con malattie croniche non segue correttamente le cure, una cifra che supera il 60% tra gli anziani, soprattutto in quelli in politerapie. In alcune malattie croniche come osteoporosi, broncopneumopatia cronica e glaucoma l’aderenza scende sotto il 40%.

Il tema è al centro del progetto di ricerca ElderCare (Enabling Medication Adherence in the Elderly) (https://site.unibo.it/supporting-medication-adherence/it), promosso dalle Università di Bologna, Milano Statale, Napoli Federico II e dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei fondi Next Generation EU. Il progetto ha portato alla elaborazione di 18 raccomandazioni operative, con l’obiettivo di migliorare l’aderenza terapeutica nei pazienti anziani.

Le raccomandazioni si articolano in quattro aree strategiche:

  • organizzazione dell’assistenza, con un maggiore coordinamento tra professionisti e una chiara identificazione dei ruoli e dei referenti per il paziente
  • uso delle tecnologie, come strumenti digitali e telemedicina, da integrare nei percorsi di cura senza sostituire la relazione medico-paziente
  • formazione degli operatori sanitari, con particolare attenzione alle competenze comunicative, all’uso degli strumenti digitali e all’interazione tra i diversi operatori
  • educazione del paziente e dei caregiver, attraverso informazioni chiare e materiali adattati alle caratteristiche della popolazione anziana e dei loro caregiver.

Nella fase conclusiva del progetto, il confronto con i diversi professionisti sanitari ha evidenziato la necessità di avviare progetti pilota nei diversi setting assistenziali per rendere le raccomandazioni implementabili.

“È fondamentale”, sottolinea Alessandro Nobili dell’Istituto Mario Negri, “trasformare queste raccomandazioni in esperienze concrete, attraverso team interdisciplinari, capaci di lavorare in modo coordinato sul monitoraggio dell’aderenza e sulla comunicazione con il paziente”.

Sul fronte della formazione Enrica Menditto, dell’Università Federico II di Napoli, evidenzia che “l’aderenza terapeutica debba diventare una competenza centrale della pratica clinica da integrare già nei corsi di laurea e nei percorsi di formazione continua”.

Al centro resta il ruolo del paziente, come sottolinea Manuela Casula dell’Università di Milano: “rafforzare l’educazione e il coinvolgimento del paziente significa promuovere l’autonomia, senza mai sostituire il rapporto di fiducia con il medico e i professionisti sanitari”. 

Il progetto Eldercare si avvia ora alla fase della disseminazione dei risultati. “Il nostro impegno, conclude Elisabetta Poluzzi dell’Università di Bologna, proseguirà attraverso la collaborazione con le realtà disponibili a sperimentare per primi le raccomandazioni; il coinvolgimento delle società scientifiche, associazioni e ordini professionali e il confronto con la comunità scientifica e sanitaria internazionale”.

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