Pressione insufficiente e interruzioni quotidiane per il 70% dei residenti coinvolti. Oltre il 65% dei problemi resta irrisolto
Roma, 21 gennaio 2026 – Nel 2025, a Roma, Capitale d’Italia, l’accesso all’acqua potabile non è garantito per tutti. Non si tratta di episodi sporadici, ma di una criticità strutturale e diffusa che incide sulla vita quotidiana di migliaia di persone. È quanto emerge dal Rapporto “Acqua potabile a Roma: miraggio o servizio?”, realizzato da Cittadinanzattiva Lazio sulla base di 155 segnalazioni raccolte tra settembre e novembre 2025.
Il dato più allarmante riguarda la frequenza del disservizio: oltre il 70% dei cittadini segnala problemi ogni giorno, mentre quasi il 7% li definisce costanti. Le principali criticità sono la pressione dell’acqua insufficiente (87,7%) e le interruzioni della fornitura, anche brevi ma ripetute (72,7%). In circa il 15% dei casi si segnalano anche problemi di qualità dell’acqua, legati a odore, colore o sapore.
Le segnalazioni provengono in larga parte dal Comune di Roma (97,4%) e coinvolgono almeno 9 Municipi su 15, con una concentrazione significativa nel Municipio VII, ma con dati rilevanti anche nei Municipi I e VIII. Non si tratta quindi di un problema localizzato, bensì di un fenomeno urbano esteso, che interessa soprattutto palazzi medio-alti e piani superiori, dove la pressione risulta particolarmente critica.
Le conseguenze sulla vita quotidiana sono pesanti: il 94% dei rispondenti denuncia disagi personali, il 37% danni a elettrodomestici come caldaie e lavatrici, oltre il 33% danni economici diretti. Un quarto dei cittadini segnala gravi difficoltà legate all’igiene personale e domestica. Le risposte aperte raccontano una quotidianità scandita da “turni” per lavarsi, fare le pulizie o accumulare acqua in taniche e bottiglie, con un impatto particolarmente grave su anziani, bambini e persone fragili, presenti rispettivamente nel 22% e nel 26% dei nuclei familiari coinvolti.
Di fronte a questa situazione, i cittadini hanno tentato ogni strada: oltre il 77% ha contattato l’amministratore di condominio, il 68% ha segnalato il problema al numero verde ACEA, ma senza risultati soddisfacenti. Il 65% dichiara che le azioni intraprese non hanno risolto il problema, mentre solo il 15% parla di una soluzione definitiva. In molti casi si è ricorsi a soluzioni autonome, come l’installazione di pompe e sistemi di accumulo: una scelta che, se da un lato risulta efficace in circa l’80% dei casi, dall’altro comporta costi economici privati per supplire a un servizio pubblico carente.
Sulla base della struttura dei condomìni coinvolti e della natura sistemica dei disservizi, Cittadinanzattiva Lazio stima che la problematica possa interessare tra le 7.000 e le 10.000 persone nella sola area urbana monitorata. «L’accesso all’acqua potabile è un diritto fondamentale – dichiara Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio – e non può dipendere dalla capacità economica dei singoli cittadini. I dati raccolti impongono una presa in carico istituzionale immediata e strutturata».
Cittadinanzattiva Lazio porterà i risultati del Rapporto all’attenzione di Comune di Roma, Regione Lazio e istituzioni competenti, avanzando proposte concrete per garantire equità, continuità e trasparenza nella gestione del servizio idrico.