venerdì, 16 Gennaio 2026

Pescara. Intervento salvavista su neonata prematura di 610 grammi: evitato il trasferimento fuori regione

Per la prima volta in Abruzzo, presso l’Ospedale di Pescara, è stato eseguito un trattamento intravitreale con farmaci anti-VEGF su una neonata estremamente prematura, nata alla 24ª settimana di gestazione con un peso di 610 grammi, affetta da una forma severa di retinopatia del prematuro (ROP).

La ROP è una patologia oculare che colpisce i neonati pretermine ed è caratterizzata da una crescita anomala dei vasi sanguigni della retina. In assenza di un intervento tempestivo, può evolvere verso esiti gravi, fino alla compromissione permanente della funzione visiva.

La piccola paziente è stata presa in carico dalla Terapia Intensiva Neonatale ed inserita in un percorso assistenziale multidisciplinare che ha coinvolto la UOC di Oculistica, l’Oftalmologia Pediatrica e l’Anestesia del Blocco Operatorio. A seguito della valutazione clinica condivisa tra le équipe, è stato deciso di procedere al trattamento intravitreale con farmaci anti-VEGF, oggi considerato uno degli approcci terapeutici più accreditati per le forme avanzate di ROP.

L’Ospedale di Pescara è dotato di Terapia Intensiva Neonatale, struttura fondamentale per l’assistenza ai neonati prematuri e ai nati con condizioni cliniche complesse. La presenza della TIN consente una presa in carico specialistica immediata fin dalle prime ore di vita e rappresenta un elemento essenziale per la gestione dei parti ad alto rischio, garantendo continuità assistenziale e integrazione con le altre specialità coinvolte nel percorso di cura.

L’intervento è stato eseguito all’interno dell’Azienda, consentendo di evitare il trasferimento della neonata in strutture extra-regionali e garantendo alla paziente e alla sua famiglia la continuità del percorso di cura nello stesso contesto assistenziale. Un aspetto di particolare rilevanza nei casi di estrema prematurità, che permette di ridurre i disagi clinici, logistici ed emotivi legati alla mobilità sanitaria fuori regione.

Il trattamento si è inserito in un percorso di presa in carico continuativa, con follow-up specialistico programmato e condiviso tra le strutture coinvolte. I controlli successivi hanno confermato una totale regressione della malattia. La bambina è attualmente a casa e le sue condizioni cliniche risultano buone, con un monitoraggio che proseguirà secondo i protocolli previsti.

«L’esecuzione di questo trattamento in un neonato di peso estremamente ridotto – dichiara il direttore della UOC di Oculistica, Michele Marullo – richiede un’elevata integrazione tra competenze cliniche, tecnologie adeguate e organizzazione assistenziale. La possibilità di seguire l’intero percorso, dall’intervento al follow-up, all’interno della ASL di Pescara rappresenta un risultato di grande valore per il paziente e per la famiglia».

«La gestione di neonati così fragili – aggiunge la direttrice della Terapia Intensiva Neonatale, Susanna Di Valerio – è il frutto di un lavoro quotidiano di équipe, fatto di competenze, attenzione costante e collaborazione tra reparti. Il fatto che oggi la bambina sia a casa e stia bene è per tutti noi motivo di grande soddisfazione».

Soddisfazione è stata espressa anche dal Direttore Generale della ASL di Pescara, Vero Michitelli: «Questa esperienza dimostra quanto sia importante investire nelle strutture, nelle professionalità e nel lavoro di squadra. Ridurre la mobilità sanitaria significa offrire alle famiglie risposte concrete sul territorio, soprattutto nei momenti più delicati.

Rivolgo un ringraziamento ai medici e agli infermieri della UOC di Oculistica, della Terapia Intensiva Neonatale e al personale medico e infermieristico dell’Anestesia e del Blocco Operatorio dell’Ospedale di Pescara, il cui contributo professionale e umano è stato determinante per il buon esito dell’intervento e del percorso di cura.

Un pensiero particolare va alla bambina e alla sua famiglia, che hanno affrontato un percorso complesso e delicato: sapere che oggi la piccola è a casa e sta bene rappresenta il senso più profondo del nostro lavoro e dell’assistenza che vogliamo garantire sul territorio».

L’esperienza si inserisce nel percorso di sviluppo delle attività specialistiche aziendali e nel rafforzamento dell’integrazione tra i reparti impegnati nella cura del neonato prematuro.

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