Quici (CIMO-FESMED): «Scelta miope e pericolosa, così si lasciano scoperti i turni e si allungano le liste d’attesa»
Roma, 8 gennaio 2026 – Nuovo anno, nuova batosta per gli ospedali già in affanno per la carenza di personale: il Governo si è “dimenticato” di prorogare le norme che consentivano ai medici di lavorare fino a 72 anni e di affidare incarichi libero-professionali ai camici bianchi in pensione. Una scelta che rischia di mettere in ginocchio interi reparti, dove questi professionisti erano diventati indispensabili per garantire i turni e l’assistenza ai pazienti.
«Secondo le nostre stime sono circa 5mila i medici in pensione che, grazie alle misure adottate negli anni scorsi, avevano potuto continuare a lavorare – spiega Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -. Professionisti preziosi, con un patrimonio di esperienza alle spalle, fondamentali per tamponare le gravi carenze di organico, soprattutto negli ospedali più in difficoltà».
«Siamo ben consapevoli che il Servizio sanitario nazionale non possa reggersi sulle spalle di colleghi ultrasettantenni, che hanno tutto il diritto di godersi la pensione – aggiunge -. Ma questa scelta è miope e dannosa: così si fa solo un regalo alla sanità privata, verso cui inevitabilmente si rivolgeranno i medici che vorranno continuare a lavorare. Nel frattempo, negli ospedali pubblici i turni resteranno scoperti, i servizi verranno ridotti e le liste d’attesa continueranno ad allungarsi».
«Chiediamo al Governo di intervenire immediatamente e di correggere questo grave errore nel corso dell’iter di conversione in legge del decreto-legge Milleproroghe, prima che le conseguenze ricadano, come sempre, sui cittadini e sui pazienti» conclude Quici.