Assistente infermiere. Ceccarelli (COINA): “È il tradimento della cura, non si modernizza svalutando le professioni”

Piano Strategico 27 novembre 2025: il sindacato riflette su un documento che rischia di trasformarsi in un pericoloso harakiri!

ROMA 8 GENNAIO 2025 – Il COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie, interviene sul “Piano Strategico per l’introduzione dell’Assistente Infermiere nei setting di cura pubblici e privati” (Roma, 27 novembre 2025), sottoscritto da Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, AGENAS e FNOPI.

Il documento definisce il profilo dell’Assistente Infermiere (AI), ne stabilisce formazione, ambiti operativi e modalità di inserimento nei servizi sanitari. Viene presentato come risposta alla carenza di personale e come strumento di modernizzazione del sistema. Per il COINA, però, introduce un cambiamento strutturale che ridefinisce l’identità e le responsabilità dell’infermiere, con il rischio di frammentare la presa in carico e indebolire la sicurezza delle cure.

Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale COINA: «L’assistente infermiere è supporto o declassamento della professione? Chiediamocelo doverosamente. Si abbia il coraggio di non prendere in giro cittadini e professionisti. Gli infermieri sono formati per garantire cura e sicurezza. Le figure surrogate creano squilibri in un sistema già fragile.»

Una riforma costruita senza la comunità professionale

Il Piano è arrivato a cose fatte, senza un coinvolgimento reale di Ordini provinciali, associazioni specialistiche e 450.000 infermieri italiani.
Per il COINA, si tratta di una rottura del mandato di rappresentanza: una riforma che riguarda direttamente chi lavora nei reparti, decisa senza consultazione trasparente.

Responsabilità e rischio clinico: l’“area grigia” che preoccupa

La figura dell’Assistente Infermiere opera su pazienti “clinicamente stabili”, sotto supervisione infermieristica. Ma quando i confini tra attività si sovrappongono, chi risponde davvero? L’infermiere rischia di trasformarsi in un supervisore amministrativo, con più responsabilità legali e meno tempo accanto al paziente.
Il COINA teme la ricaduta più grave: una cura parcellizzata, dove il paziente diventa somma di mansioni e non più persona presa in carico.

Il falso supporto che diventa sostituzione

Il linguaggio del Piano parla di collaborazione. La pratica, però, apre alla progressiva sostituzione di infermieri con figure intermedie, con percorsi formativi più brevi e competenze meno strutturate.
Questo non rafforza il sistema: lo rende più fragile e più esposto agli errori.

Drop-out e corsie preferenziali: un segnale di svalutazione

La possibilità di trasformare l’abbandono universitario infermieristico in accesso alla qualifica di AI è, per il COINA, un segnale chiaro: invece di rendere attrattiva la professione, si abbassa l’asticella.
Si riempiono i vuoti, ma si aggrava la crisi nel medio periodo.

Politica silente, FNOPI schierata: una frattura che pesa come un macigno

Il COINA stigmatizza il silenzio della politica, che ha lasciato avanzare la riforma senza un vero dibattito pubblico.
Ancora più controversa è la posizione della FNOPI, che ha avallato il Piano, arrivando a contrapporsi a sindacati che hanno presentato ricorso al TAR per chiedere la revoca dell’Accordo Stato-Regioni.
Il risultato è una distanza crescente tra vertici istituzionali e base professionale.

Non conservatorismo: è una battaglia di sicurezza

Per il COINA, l’assistente infermiere può avere un ruolo solo dentro modelli chiari, con confini definiti e tutele adeguate.
Così come concepita, la riforma è affrettata, fragile e discutibile: rischia di tradire il principio fondamentale della cura.

Ceccarelli conclude: «Non difendiamo privilegi. Difendiamo la sicurezza. Se la cura si frammenta, a pagare sono i pazienti e chi lavora in corsia.»

Notiziario

Archivio Notizie