lunedì, 19 Gennaio 2026

Policlinico Umberto I di Roma, tagliato stipendio dei medici più esperti per valorizzare i giovani. CIMO-FESMED prepara il ricorso

Il vicepresidente regionale del sindacato: «Se non si farà marcia indietro, inviteremo i colleghi ad andare in massa in pensione»

Roma, 28 novembre 2025 – Al Policlinico Umberto I di Roma è in corso un ingiusto scontro generazionale, voluto dalla direzione dell’ospedale e incredibilmente avallato da alcuni sindacati, che causerà una notevole riduzione di una parte dello stipendio dei medici con più anni di carriera alle spalle. Per poter valorizzare di più i medici neoassunti – obiettivo caldamente sostenuto dalla Federazione CIMO-FESMED Lazio – è stato infatti deciso di ridurre l’indennità di incarico dei medici più anziani, in molti casi vicini alla pensione, che il prossimo anno guadagneranno fino a 10mila euro in meno. Una decisione inaccettabile, contro cui la CIMO-FESMED Lazio presenterà ricorso.

«Esistono soluzioni in grado di garantire gli incarichi a tutti senza penalizzare chi ha dedicato decenni alla sanità pubblica – dichiara Alessandro Caminiti, vicepresidente della CIMO-FESMED Lazio – ma prima pretendiamo maggiore trasparenza sulla costruzione e l’utilizzo dei fondi. La documentazione fornitaci dall’Azienda, infatti, è lacunosa e poco chiara. Ci piacerebbe essere smentiti, ma i numeri non tornano, e siamo pronti a dimostrarlo anche nelle sedi giudiziarie: non è possibile che alcune voci stipendiali dei medici del Policlinico siano pari a un terzo di quelle riconosciute in altri ospedali di Roma e del Lazio».

«In ogni caso, i diritti acquisiti dei medici con maggiore esperienza vanno tutelati e non possono essere considerati merce di scambio. Ed è inammissibile che i vertici del Policlinico, moderni Robin Hood pronti a prendere dai “ricchi” per dare ai “poveri”, non riconoscano il valore di questi professionisti, che da oltre venti anni mandano avanti l’attività ospedaliera. Se questa decisione non verrà ritirata, ci troveremo costretti a invitare i colleghi a un’uscita anticipata e massiva: in molti guadagnerebbero più andando in pensione che restando in servizio con queste regole assurde».

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